La Siria e la guerra di Erdogan ai curdi

Fri, 02/09/2016 - 11:43
di
Piero Maestri

L'intervento militare delle forze armate turche nel nord della Siria rappresenta l'ennesima interferenza di uno tra i tanti governi regionali – e non solo – nella complessa vicenda siriana.
Motivato con la necessità di eliminare la presenza di Daesh dalle zone di frontiera con la Turchia, la scelta di Erdogan è in realtà guidata dalla volontà di fermare l'avanzata delle forze curde del Pyd – sostenute, attraverso le Forze democratiche siriane, anche dagli Usa – verso le zone nord-occidentali della Siria.
L'obiettivo dichiarato dell'offensiva dell'Ypg curdo, a sua volta, è quello della "liberazione" dei tre cantoni considerati territorio della futura regione curda nel nord della Siria (che dovrebbe diventare indipendente o autonoma dallo stato siriano), oltre a permettere una zona di maggiore profondità per il movimento curdo in Turchia.

L'offensiva turca provoca ogni giorno morti tra i civili della zona – come in questi anni hanno fatto le varie offensive aeree delle forze del regime, della Russia, della Francia, degli Usa – e anche questi venivano salutati con favore perché diretti a colpire il male assoluto rappresentato da Daesh.
L'offensiva del Ypg curdo, che ha portato alla liberazione di città precedentemente controllate da Daesh (come Manbij, che a sua volta era stata bombardata pochi giorni prima dagli alleati statunitensi del Ypg, con il solito carico di morti civili), è considerata come un estremo pericolo dal governo turco, che sta conducendo una guerra esplicita contro le forze curde sia in patria che in Siria. È però vista con sospetto anche dalle forze di opposizione siriane, non solo quelle sostenute dalla Turchia (per evidenti motivi), ma anche da comitati locali e forze democratiche delle regioni settentrionali, che vedono nella rivendicazione curda del controllo dei "tre cantoni" una divisione del movimento siriano.
Questi sospetti e contrarietà sono il risultato anche delle ambiguità e del comportamento delle forze legate al Pyd che in diversi villaggi siriani "liberati" hanno provocato deliberatamente l'espulsione della popolazione araba (oltre che la repressione di altri partiti curdi, considerati "moderati" o legati ai curdi iracheni).

Le divisioni e le differenze di prospettiva delle varie forze rivoluzionarie democratiche siriane sono la conseguenza sia dei troppi legami tra alcune di queste e le diverse potenze regionali e internazionali, sia delle ambiguità e difficoltà di rapporti al loro interno sin dal 2011: da una parte anche le migliori forze democratiche e rivoluzionarie siriane non hanno mai davvero compreso la necessità di rispettare e sostenere i diritti nazionali e l'autonomia curda in Siria; dall'altra il Pyd e i suoi alleati hanno continuamente modificato le loro alleanze (fino a collaborare persino con le forze del regime di Assad e la Russia) in maniera spregiudicata e senza alcun interesse per l'insieme della rivoluzione siriana.
Oggi queste differenze diventano in alcuni casi anche scontro aperto, ancora più preoccupante nel momento in cui alcuni gruppi curdi partecipano all'assedio di Aleppo.

Noi ci siamo schierati senza alcuna difficoltà e ambiguità fin dal 2011 a fianco della rivoluzione siriana, delle sue esperienze democratiche, dei suoi comitati locali che lavorano ogni giorno per costruire una Siria differente; ci siamo schierati contro tutti gli interventi esterni – in particolare quelli fattivamente più sanguinosi, cioè quello russo e iraniano a fianco del criminale regime di Assad; abbiamo ripetuto con forza la nostra opposizione ad un, peraltro improbabile e di fatto mai davvero voluto e programmato, possibile intervento statunitense – che in realtà oggi è in corso contro Daesh, ma anche in alleanza con le forze russe (e indirettamente con quelle di Assad).
Non abbiamo mai condiviso la favola assolutoria e manipolatrice dei tanti anti-imperialisti d'accatto che vedono in quello che succede in Siria semplicemente la regia e la volontà degli Usa: in realtà fin dal 2011 questi hanno lavorato per evitare che la rivoluzione siriana si dispiegasse fino in fondo e hanno cercato di controllare i gruppi armati del Fsa, fino ad arrivare nei giorni scorsi a "ordinare" loro di non attaccare le forze del regime e di abbandonare la resistenza di alcune zone del sud siriano.

Abbiamo salutato con favore la vittoria di Kobane e abbiamo manifestato insieme alle/ai curde/i in Italia contro la guerra di Erdogan, così come abbiamo manifestato con le bandiere della Siria libera a sostegno della rivoluzione siriana e per denunciare i crimini del regime e dei suoli alleati (senza per questo chiudere gli occhi sui crimini di alcuni gruppi armati di opposizione, non solo “jihadisti” – che pure si oppongono al regime).

Per questo parteciperemo senza alcun problema e senza contraddizioni alle iniziative dei prossimi giorni – contro la guerra di Erdogan al movimento curdo in Turchia e in Siria; contro i bombardamenti russi e di regime, e contro l'assedio di Aleppo; contro il silenzio e la propaganda di chi ormai considera Assad il "male minore" malgrado lui e i i suoi alleati siano i principali responsabili della guerra siriana (e di centinaia di migliaia di morti, delle torture, delle sparizioni).
Siamo stati e saremo sempre a fianco di chi lotta contro le guerre e per un futuro del medio oriente libero da tiranni e dalle influenze delle varie potenze regionali e internazionali. E ancora lo siamo. A fianco dei rivoluzionari democratici in Siria.