Auto-organizzazione indigena in Messico. Una proposta "assurda" e radicale.

Wed, 25/01/2017 - 15:59
di
Gianpa e Isa

Alla fine del 2016 si sono accavallati due eventi fondamentali per l’esperienza zapatista e indigena del Messico come, più in generale, per la politica messicana.
Il primo è stato il festival ConCiencias, in cui gli EZLN e 200 alunni zapatisti hanno posto domande alle Scienze, agli Scienziati e alle loro Coscienze, con l’intenzione di iniziare un percorso per riappropriarsi di scienza e tecnologia, non più come strumenti di sfruttamento e oppressione ma come strumenti di indipendenza e liberazione.
L’altro è stata la seconda tappa del quinto Congresso Nazionale Indigeno, chiamata per discutere la proposta dell'EZLN di creare un Consiglio Indigeno di Governo e di candidare una donna indigena, non zapatista, alle elezioni presidenziali del 2018. Non una proposta per rovesciare un governo, ma per mandarli via tutti, come è stato dichiarato ad ottobre, durante la prima tappa. Il congresso è iniziato il 30 dicembre e si è concluso il primo gennaio 2017, che corrisponde, inoltre, al 23° anniversario del levantamento zapatista.

Dopo il tradimento e il mancato rispetto, nel 2001, della ley CoCoPa e degli accordi di San Andrès del 1995-1996, per cui lo Stato doveva promuovere il riconoscimento della libera determinazione dei popoli indigeni, degli EZLN e delle loro basi d’appoggio, gli zapatisti si sono concentrati sul proprio sviluppo interno e sulla costruzione di un governo dal basso, dei loro territori autonomi, della resistenza alle violenze contro le popolazioni indigene e le basi d’appoggio zapatiste. Si è passati “dall'avanguardismo rivoluzionario al comandare obbedendo; dalla presa del potere dall'alto, alla creazione di potere dal basso; dalla politica come professione alla politica di tutti i giorni; dai leader al popolo; dall'emarginazione di genere alla partecipazione diretta delle donne; dallo scherno verso gli altri alla celebrazione della differenza”.
In questo contesto e in quest’ottica, lavora e si sviluppa anche il CNI, Congresso Nazionale Indigeno, una struttura autonoma di coordinamento dei popoli indigeni messicani di cui fanno parte le delegazioni di 43 etnie indigene, sulle 65 messicane, che ha compiuto 20 anni nel 2016. Si autodefinisce come assemblea permanente, che sorge e avviene nei popoli, nazioni e tribù di tutte le lingue, in grandi e piccole assemblee, in riunioni di consigli comunali, in riflessioni di famiglie disperse e in luoghi di cerimonie sacre. Da una parte esprime il diritto storico all’autodeterminazione come popoli, nazioni e tribù originari, cercando di organizzare in modo indipendente questi ultimi, e dall’altra denuncia e combatte espropri, appropriazioni e violenze contro i popoli indigeni.

Tra ottobre e dicembre 2016 il CNI si è impegnato a consultare sulla proposta degli EZLN 523 comunità di 43 differenti popolazioni originarie sparse per i 25 stati messicani. Una militante del CNI racconta di questo processo come uno sforzo inverosimile che ha comportato viaggi epocali attraverso il deserto e la selva per chiedere il parere degli indigeni e delle indigene, anche in quelle comunità che non aderiscono al CNI, raggiungendo un consenso del 75%, anche se 80 gruppi stanno ancora discutendo.
Il primo gennaio, a comunicare la posizione finale del CNI, è stata Sara Lopèz, una militante che fa parte della commissione provvisoria del Congresso Nazionale Indigeno. L'abbiamo contattata per chiederle di approfondire meglio alcuni punti della proposta:

“Come abbiamo detto nel discorso finale a Oventik, la proposta del CNI è in realtà la costruzione di un Congresso Indigeno di Governo. Questo è quello che ci governerà in questo paese, che si vincano o si perdano le elezioni [...] Di sicuro ci è costato molto trovare un accordo sul tema della candidata, ci è costato molto inserirlo nella proposta però alla fine abbiamo deciso che sarà la nostra portavoce e che attraverso di lei verranno denunciati i problemi e le discriminazioni che stiamo vivendo come popolo messicano, sia indigeni che non indigeni. […] Non vogliamo entrare nei giochi del sistema elettorale, alla fine chi deciderà saranno i popoli originari. Non ci spenderemo per riempire le urne, per accumulare voti, non lo faremo perchè non abbiamo fede in questo sistema di governo […] quello che vogliamo fare è organizzare, articolare, costruire un'organizzazione nazionale, questo è quello che vogliamo.”
Sara denuncia i soprusi, le violenze, gli omicidi e le sparizioni ai danni di chi decide di lottare per difendere il proprio territorio e la strategia di saccheggio messa in atto dallo Stato e dalle grandi imprese:
“Viene privatizzato tutto, l'energia elettrica, tutto il paese sta peggiorando e ce lo stanno togliendo.”
Non è un caso che Sara Lopèz abbia passato 11 mesi in carcere per aver partecipato alle proteste contro l'innalzamento dei prezzi della corrente elettrica:
“Io sono di Candelaria, Campeche, faccio parte di un movimento che si chiama Resistencia Civil a las Altas Tarifas de la Luz. Questo movimento è iniziato nel 2016 con la otra campaña. Da allora abbiamo fatto parte del Congresso Nazionale Indigeno. Sono successe molte cose in questi anni e dopo aver passato 3-4 anni nel movimento e aver partecipato al CNI, è arrivata un bel po' di repressione”.

La repressione e la violenza dello Stato sono le questioni principali da affrontare con urgenza. Nel 'sestennio' di governo di Peña Nieto le sparizioni causate dall'apparato governativo corrotto si contano a centinaia di migliaia. I morti durante le manifestazioni dei maestri a Oaxaca e la sparizione dei 43 studenti di Ayotztinapa sono tutt'altro che casi isolati. Allo stesso tempo i movimenti di lotta continuano a organizzarsi in maniera radicale, è sufficiente pensare alle manifestazioni in corso in tutto il Messico contro il gasolinazo.
In questo contesto pieno di contraddizioni, la proposta dell'EZLN e CNI, definita 'assurda' dallo stesso Subcomandante Galeano per la sua portata di rottura, si delinea, soprattutto, come un serio intento di organizzare dal basso, e a sinistra, la popolazione e si presenta come una provocazione a livello elettorale per riuscire a dare visibilità e voce alle lotte, una voce che sarà di donna, per poter rappresentare e raccontare nel modo più completo possibile tutte le oppressioni, da quelle indigene a quelle di genere.
La prossima sfida sarà quella di raccogliere 850 mila firme per formalizzare la candidatura alle elezioni. Servirà, dunque, il supporto dell’intera società messicana, dei movimenti sociali urbani come di quelli indigeni, dei sindacati e dei comitati di lotta territoriali. Questa potrebbe rivelarsi come l'occasione di provare a organizzare e far convergere i diversi focolai di lotte che ardono in tutto il Paese.