Sensi e nonsensi del 25 aprile (milanese)

Wed, 26/04/2017 - 18:33
di
Piero Maestri

Il corteo/sfilata del 25 aprile a Milano è un appuntamento importante per tutte/i coloro che si considerano progressiste/i. Un rito laico che vuole riaffermare la memoria della "Milano medaglia d'oro della resistenza" e che per migliaia di milanesi rappresenta una delle poche occasioni nelle quali scendere in strada a manifestare senza particolare necessità di esprimere una posizione politica che non sia quella - e non è poco - dell'antifascismo come valore fondamentale della vita politica nel nostro paese.
E' però vero che questo stesso corteo, da decenni, rappresenta anche un'occasione di visibilità per ogni soggettività politica e sociale presente sul territorio milanese - che declina la sua partecipazione nelle forme più diverse, sulla base dell'idea che il 25 aprile rappresenti qualcosa di simbolicamente importante per l'ottica particolare dalla quale guardano la realtà e la fase politica.

Personalmente non mi ha scandalizzato la scelta del PD milanese di partecipare al corteo "all in blue", per affermare la propria identità europeista. Non mi ha scandalizzato per due motivi: in primo luogo da tempo non mi scandalizza più nulla che provenga dal PD - e trovo stucchevole la polemica per cui "con questo il PD rinnega le sue origini" o "dimostra di non essere di sinistra": il PD non è un partito di sinistra, prima ne prendiamo atto tutte/i quante/i e meglio è. E che si comporti da partito non di sinistra è totalmente coerente con la sua storia e la sua realtà attuale.
In secondo luogo non cedo si possa contestare al PD di aver buttato nel corteo del 25 aprile un contenuto che "non ha nulla a che fare con il 25 aprile".
Evidentemente non sono d'accordo con l'idea e la pratica dell'Europa che propaganda il PD - con passaggi oltre il ridicolo, come nell'iconografia del giallo e blu per arrivare all'elenco dei patrioti europei che va da Shakespeare, Leonardo da Vinci per arrivare a ... Coco Chanel (antisemita possibile spia dei tedeschi).
Ma sul piano della logica, il PD utilizza il corteo del 25 aprile come fanno molti dei soggetti presenti - riscrivendo la memoria in funzione del presente, e affermando la propria idea di ciò che nascerebbe da quel 25 aprile.
Non è accusandoli di "tradire" il 25 aprile che si contrasta la loro politica, quanto entrando nel merito della loro idea di europa (che per noi è negativa e da contrastare).

Personalmente ho partecipato al corteo insieme ad un gruppo di siriane/i e solidali con la rivoluzione siriana, portando le bandiere della Siria libera e quella palestinese. Una scelta dettata dalla volontà di affermare non una qualche equiparazione tra la resistenza italiana e la rivolta siriana (i paragoni storici sono sempre poco utili in questo senso), quanto la legittimità di sfilare in un corteo che ha come principio quello della voglia di libertà, giustizia e dignità - fino alla liberazione da una dittatura criminale.
Ma allo stesso corteo - affermando la propria legittimità - erano presenti gruppi neostalinisti con le bandiere del regime di al-Assad, che hanno contestato la nostra presenza proprio sulla presunta non legittimità.
Allo stesso modo abbiamo visto sfilare le bandiere dello stato di Israele e quelle palestinesi; i firmatari del decreto razzista Minniti-Orlando e lo spezzone del movimento che affermava "No one is illegal"; Ong impegnate nell'accoglienza, e i 5S che oggi fanno dell'infamia verso le stesso Ong la loro bandiera... e potremmo andare avanti.

Il fatto è che ogni soggettività utilizza il 25 aprile in senso “strumentale”, a volte in maniera che possiamo considerare positiva (il no al razzismo come allora il no al fascismo, per esempio), in altri decisamente negativa (come l’invenzione della partecipazione al corteo della “brigata ebraica” per far passare la presenza delle bandiere israeliane e della loro “legittimità” – operazione tutta Pd, per essere chiari).
Certamente si può considerare questa presenza variegata come "ricchezza dell'antifascismo" o come prova che esiste una base comune della "unità antifascista".
Personalmente credo si tratti di una terribile e a volte dannosa ipocrisia.

Quindi? Quale conclusione ne deriverebbe?
Personalmente credo che siano due le strade percorribili affinché il 25 apirle sia una data significativa - e anche politicamente utile.
La prima consisterebbe nel far diventare (o tornare) il corteo del 25 aprile "semplicemente" un esercizio della memoria - che evidentemente ha un significato e un connotato politico forte - e quindi un'occasione per celebrare la vittoria sul nazifascismo e per riflettere seriamente su quanto accaduto allora e dopo.
Non penso però che questo sia davvero possibile - perché la memoria condivisa è faticosa, e la stessa memoria è un terreno di confronto, oggi più del '45.
Una seconda possibilità sarebbe quella - da parte del movimento degli spazi sociali e della sinistra sociale diffusa, delle realtà antirazziste e autogestite - di spezzare il meccanismo del corteo "unitario" (nel quale si vuole ovviamente portare contenuti di rottura o ben differenti da quelli dominanti) e di provare a organizzare un proprio momento, con contenuti chiari, inclusivi perché indicano un obiettivo e una pratica politica, non per "contestare" ma per affermare un'alternativa necessaria e possibile. Vero che in questi dieci anni c'è stata l'organizzazione degli eventi di "Partigiani in ogni quartiere" (che la sera del 25 aprile portano in piazza qualche migliaio di persone per uno spettacolo dal preciso senso politico): ma non mi pare sufficiente.

Ma provare a praticare nuovamente uno "spirito di scissione" in senso gramsciano porterebbe forse una ventata di novità e una possibilità di affermare nuovi inizi.