Non è l'ora della paura, non lasciamo le strade vuote

Mon, 16/11/2015 - 10:17
di
Anticapitalistas*

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Anticapitalistas, area politica spagnola interna a Podemos, scritto subito dopo gli attentati di Parigi.

Di fronte agli attentati perpetrati a Parigi il 13 novembre, come Anticapitalistas condanniamo la barbarie ed esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime, il nostro appoggio e la nostra vicinanza a chi è stato colpito, nonché la nostra indignazione e rabbia per quanto accaduto.
L'obiettivo del terrorismo altro non è che quello di creare uno stato permanente di terrore, odio e sospetto generalizzato tra la popolazione. Se dinnanzi a questo la risposta consiste nella limitazione delle libertà e della democrazia e in nuove violazioni dei diritti umani, i terroristi avranno ottenuto il loro scopo. Rispondere all'odio con più odio e al terrore con più terrore, significa consegnarli la vittoria ed alimentare la barbarie.
Coloro che pretendono di criminalizzare un intero gruppo sociale semplicemente in base all'origine geografica, al fenotipo razziale o al presunto substrato culturale comune, dimostrano la medesima miopia e ricalcano i medesimi schemi dello scontro tra civiltà e della contrapposizione tra blocchi sociali, che sono propri della destra xenofoba. Il cosiddetto Stato Islamico non è né uno Stato né è islamico, poiché non ha nulla in comune con gli oltre 1.500 milioni di mussulmani che ci sono nel mondo e che fin dall'inizio stanno condannando questo ed altri simili attentati. Oggi l'attenzione è concentrata su Parigi, però è opportuno ricordare che la maggior parte delle vittime della barbarie jihadista, nelle sue differenti versioni e fazioni, sono i musulmani stessi. Il fanatismo religioso, di qualsiasi tipo, è sempre nemico del popolo, tanto quanto lo sono l'imperialismo e le politiche razziste.
Così come critichiamo le reazioni automatiche e semplicistiche, critichiamo le analisi meccanicistiche e unilaterali. L'imperialismo occidentale non è l'unica causa del fanatismo religioso, né degli attentati, per quanto sicuramente contribuisca a far girare la ruota mortifera dell'azione/reazione e offra un alibi politico a coloro, di entrambi gli schieramenti, che hanno interesse a sostenere un mondo di blocchi contrapposti e chiusi che dividono i popoli e le classi lavoratrici. Gli jihadisti vengono creati nelle moschee radicalizzate e minoritarie, ma anche nelle carceri, nei quartieri colpiti dalla disoccupazione e dalla povertà, tra le macerie dei bombardamenti.
Gli interventi militari si sommano alle politiche commerciali ed economiche estere delle grandi potenze nei confronti dei Paesi del Sud del mondo, ai muri ed ai CIE della Fortezza Europa, ai modelli di integrazione razziale per assimilazione e alle politiche di austerità che, in tutto il mondo, provocano povertà, disuguaglianza e guerre. Questo è il brodo di cui si alimenta il fanatismo. Bisogna dunque combatterlo per svuotarlo, non per renderlo ancora più liquido incendiario.
Chiudere frontiere, sospendere le libertà civili, inasprire il Codice penale e agitare l'odio razziale è il vero programma del terrorismo. La riproposizione dello stato d'emergenza o i presunti “patti antiterrorismo” che non affrontano le cause ma solo gli effetti, sono solamente soluzioni cosmetiche di fronte all'opinione pubblica, quando non veri e propri giri di vite nella spirale globale del terrore.
La solidarietà è la tenerezza dei popoli, non la connivenza con coloro che provocano l'orrore e alimentano la spirale della violenza. Per questo ci preoccupa che la risposta agli attentati passi dal rafforzamento degli stessi valori e delle stesse pratiche che il terrorismo stesso cerca di instaurare, o che si utilizzi questo massacro per criminalizzare ancora di più le/i rifugiate/i che stanno arrivando in Europa e che stanno scappando proprio dal fondamentalismo religioso e dall'odio e dalla morte che esso genera.

Il fatto che gli attentati di Parigi si trasformino nell' “11 settembre europeo” non dipenderà tanto dal numero finale delle vittime, ma dalla reazione e dalle conseguenze politiche che ne deriveranno. Il ciclo della guerra globale permanente, delle limitazioni alla libertà e delle politiche razziste apertosi nel 2001, spiega in gran parte gli attacchi di Parigi e dovrebbe essere di lezione di fronte a questa nuova sfida. Siamo ancora in tempo. Ma le principali forze politiche in Francia, Spagna ed Europa parlano già di “guerra del XXI secolo” e rispondono in termini di unità nazionale, ordine pubblico e odio razziale. Più che una risposta, sembra essere un programma elettorale e di governo della destra più reazionaria. Se lasciamo che i vari Le Pen e Sarkozy di ogni Paese guidino la risposta contro il terrore, troveremo solo più odio e terrore. Il ricordo della guerra in Iraq e la gestione degli attentati dell'11 marzo 2004 a Madrid da parte del Governo di Aznar dovrebbero esserci d'esempio.

Se le bombe riusciranno a svuotare le strade e a spezzare la convivenza, la repressione e l'odio occuperanno il vuoto. Non è l'ora della paura, né di nascondersi in casa lasciando la strada libera a coloro che, da un lato o dall'altro, vogliono innalzare muri di sospetto e sfiducia tra le classi popolari. È l'ora del popolo, di creare comunità vive, aperte e solidali. Perché laddove le persone sono organizzate non c'è posto né per il fanatismo né per l'odio, sia esso jihadista o neofascista.
C'è è margine solo per una risposta: più democrazia, più diritti, più comunità.
Il nostro più intransigente rifiuto verso tutte le forme di odio e verso coloro che le alimentano, da entrambe le sponde, è equiparabile solo alla nostra più grande solidarietà ed appoggio a coloro che ne sono vittime e a coloro che le combattono.
Solo il popolo salva il popolo. Solo i popoli salvano i popoli.

*Traduzione di Marco Pettenella. Fonte: http://www.aragon.anticapitalistas.org/anticapitalistas-ante-los-atentad...