Vittoria di operaie e operai exNovaceta di Magenta

Thu, 24/09/2015 - 20:26
di
Ester Castano

Lo scorso 22 novembre il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di Costituzione di Parte Civile nel processo penale ai 33 manager (?) ex Novaceta. Una grande vittoria, frutto di una battaglia lunghissima, durata oltre sei anni, e di enormi sacrifici in termini di i mpegno e tenacia da parte di tutto il gruppo del Movimento Popolare Dignità e Lavoro. Un risultato eccezionale, forse unico che adesso, finalmente, offre concrete possibilità,di un reale risarcimento danni per gli operai colpiti da una "crisi" pilotata..
Ci sarà ancora molto da fare, raccogliere dati e documenti, lavorare in tribunale affiancando gli avvocati, cercare prove e situazioni pregresse, testimoniare in Tribunale. Tutto questo significa ancora impegno, impegno ed impegno, dove la vita e la partecipazione del gruppo è essenziale, come è essenziale una minima disponibilità economica per far fronte alle spese, ingenti, che stiamo sostenendo. Ma, con la sentenza dell'altro ieri, la strada è veramente in discesa (Mpdl Magenta)
Pubblichiamo su questa vicenda due articoli di Ester Castano dell'agenzia LaPresse che ci sembrano utili a ripercorrerne le tappe


Milano, crac Novaceta: tribunale accetta gli ex operai come parte civile al processo

Milano, 22 set. (LaPresse) - Il tribunale di Milano ha accolto la costituzione di parte civile degli ex operai della Novaceta Spa di Magenta (Milano) per tutto ciò che riguarda i danni morali e di salute subiti. I danni patrimoniali, invece, saranno garantiti dal curatore fallimentare. Sono 400 i dipendenti rimasti senza lavoro nel 2009 a causa della chiusura per fallimento dell'azienda, leader nella produzione di filo acetato in Italia e nel mondo. Una ventina di loro, riuniti nel 'Movimento popolare dignità e lavoro', aveva fatto richiesta di risarcimento. Età media 50 anni, erano stati messi in cassa integrazione, ma oggi gli ammortizzatori sociali sono finiti. Ai più anziani mancano quattro settimane alla pensione, ad altri tre mesi.

Trentatrè i nomi finiti nelle carte dell'indagine. Tra loro, l'ex vicepresidente della Regione Piemonte Gilberto Fratin, che sedeva nel consiglio di amministrazione. Presenti in aula Maurizio Cimatti e Nicola Squillace, gestori e amministratori di fatto della Novaceta Spa, poi diventata Bembergcell, accusati di bancarotta fraudolenta. Rinviati a giudizio l'8 luglio scorso, secondo la guardia di finanza, sarebbero stati ai vertici delle operazioni illecite che hanno causato il fallimento dell'azienda.
"Concorrevano a cagionare la crisi della società attraverso operazioni di depauperamento del patrimonio sociale e realizzavano condotte distrattive in relazione allo stesso tutte precedenti alla richiesta di ammissione al concordato preventivo". E' quanto si legge nella conclusione delle indagini della Procura di Milano, firmata dalla Pm Bruna Albertini. Gli inquirenti nel 2013 hanno ricostruito le operazioni effettuate tra il 2003, quando la società che fa capo al gruppo Cimatti acquista Bembergcell, e il mese di ottobre 2006, ovvero prima dell'ammissione al concordato preventivo, accertando che i soldi entrati nella società non sono stati usati per rilanciare l'attività produttiva, bensì per operazioni del tutto estranee.

L'indagine ha portato alla luce le operazioni finanziarie che hanno depauperato il patrimonio sociale: le distrazioni ammontano a oltre 70 milioni di euro.
Quando nel 2003, infatti, con l'ingresso dell'azionariato che fa capo al gruppo Cimatti la Novaceta viene venduta, l'impresa cambia denominazione in Bembergcell. Parte in quel momento il 'lease back', ovvero la vendita del terreno di viale Piemonte in cui è situata l'azienda. L'operazione consente all'azionariato di riferimento di incamerare subito 55milioni di euro. Scopo di questo contratto era quello di reinvestire i soldi nella società, che già nel 2003 necessitava di investimenti industriali per rilanciare la produzione di filo acetato, ma questo non avvenne.

Milano, crac Novaceta. Operai: Tribunale ci riconosce la dignità
Milano, 22 set. (LaPresse) - "E' una grande soddisfazione, il tribunale ha riconosciuto la nostra dignità di lavoratori, calpestata da chi ha fatto fallire l'azienda, causando la perdita di lavoro di 400 dipendenti". E' il commento, a LaPresse, di Mario De Luca, portavoce del Movimento popolare dignità e lavoro, in merito al riconoscimento di parte civile per i danni morali e di salute per una ventina di operai della Novaceta Spa di Magenta (Milano), fallita nel 2009. La corte del tribunale, presieduta dalla giudice Patrizia La Caita, si è pronunciata oggi, nel corso del processo penale che vede imputati, fra l'altri, Maurizio Cimatti e Nicola Squillace, gestori e amministratori di fatto della Novaceta Spa, poi diventata Bembergcell, accusati di bancarotta fraudolenta. In aula anche gli ex operai. Riuniti dal giorno successivo alla chiusura della fabbrica in presidio permanente davanti alla sede, in via Piemonte a Magenta, a ridosso dei binari della tratta ferroviaria Milano - Torino, hanno fondato il Movimento popolare dignità e lavoro.

"Il presidio è iniziato nell'inverno 2009, ma già nel 2003 abbiamo cominciato a fare le nostre denunce. Venivamo definiti fomentatori dalle stesse persone che oggi sono penalmente imputate", spiega De Luca.
"Restiamo comunque cauti - dice De Luca - adesso inizia il vero e proprio procedimento. L'azione risarcitoria è ancora tutta da vedere, ma almeno oggi abbiamo vista riconosciuta in tribunale la nostra dignità di lavoratori e di esseri umani. La perdita del lavoro ha causato crisi che vanno anche ben oltre al danno economico: crisi familiari, crisi personali".

"Ciascun operaio ha la sua storia - spiega - infranta dal fallimento della Novaceta. C'è chi aveva messo da parte soldi per i propri figli, risparmi di una vita utilizzati invece per sopravvivere con famiglie di quattro persone e un'unica entrata, la cassaintegrazione, a 55 anni e con la quasi totale impossibilità, a quest'età, di trovare un nuovo impiego. C'è chi ha dovuto affrontare la perdita del lavoro con un coniuge malato di tumore, chi aveva rate e mutui. Le nostre sono storie di famiglie distrutte. Oggi - conclude De Luca - abbiamo bisogno di giustizia. E la presa di posizione del tribunale ci aiuta ad andare avanti".