Firmata l'ordinanza di sgombero, ma la Casa del rifugiato vuole vivere!

Thu, 23/10/2014 - 10:12
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Rivoltiamo la precarietà - Bari

Per otto mesi il nulla. Nè assistenza socio-sanitaria, nè supporto logistico, nessuna iniziativa per concordare un percorso di inclusione sociale, l'avvio di un progetto di seconda accoglienza per migranti rifugiati politici. Di fronte agli appelli per garantire bagni chimici, l'allaccio all'acqua potabile e alla corrente elettrica, il nulla!
Invece a poche ore da un incendio all'interno della struttura è arrivata immediatamente l'ordinanza di sgombero per quasi duecento persone, che avevano trovato nell'ex-Monastero di Santa Chiara un minimo di stabilità, serenità ed anche vita collettiva.
Per noi, così come per i migranti, non è una novità. Quando non si vuole risolvere una questione sociale è molto più facile trovare il rimedio ricorrendo alla sicurezza e all'ordine pubblico.
Facile per chi è rinchiuso nelle quattro mura del proprio fortino porre la propria firma rimettendo in discussione la vita già di per sè difficile di persone che già nelle prossime ore non sapranno cosa ne sarà di loro.
Lo ribadiamo senza giri di parole: al di là del fatto in sé, dell'incendio doloso appiccato lunedì notte, la responsabilità politica e morale rimane delle istituzioni competenti assenti volutamente in questi mesi di vita all'interno della Casa del Rifugiato. In tutte le maniere, con lettere di sollecito, comunicati, sit-in, incontri con prefettura e comune, i migranti-rifugiati politici hanno sempre richiesto un supporto concreto per il soddisfacimento di bisogni primari sanciti sia dai trattati internazionali che dalle poche leggi nazionali esistenti. Mai un intervento se non l'ordinanza di sgombero. Per il resto l'indifferenza, l'arte dell'ipocrisia e della codardia.
Quando si è trattato di offrire un supporto legale per il rinnovo del permesso di soggiorno ce ne siamo occupati noi. Quando si è trattato di accompagnare i migranti in ospedale o fornirgli delle cure mediche ce ne siamo occupati noi. Così è stato per la fornitura del generatore e di un minimo di assistenza.
Se per le istituzioni i migranti sono necessari solo per alimentare il business dell'immigrazione, garantendo ingenti risorse finanziarie al privato sociale, o come forza-lavoro 'usa e getta' da sfruttare e schiavizzare alle 'dipendenze' del dio profitto, per noi si tratta di non arrendersi alle ingiustizie e alla prevaricazione dei più forti verso i più deboli.
Nonostante l'estrema precarietà nella quale i migranti sono costretti a vivere quando arrivano in Italia ed Europa, nonostante le leggi liberticide che non fanno altro che rendere la vita dei rifugiati ancora più difficile e vulnerabile, nonostante l'escalation di razzismo istituzionale che i migranti pagano quotidianamente, questi otto mesi passati insieme nella Casa del rifugiato, hanno fatto germinare qualcosa che va già ben oltre l'essere una semplice casa per 200 esseri umani. Oggi in quell'edificio c'è la prova concreta che il recupero di una struttura abbandonata per anni, che l'autorganizzazione e il lavoro collettivo riescono, seppur fra mille difficoltà, a produrre qualcosa di meraviglioso fuori dalle menate di piccoli e grandi razzisti che vogliono fomentare una triste e degradante guerra tra poveri.
Siamo orgogliosi di essere stati parte di un processo di concreta solidarietà e comunanza di intenti tra chi non ha nessuna voglia di arrendersi, neanche davanti ad eventi così forti come questi.
La casa del rifugiato vuole continuare a vivere, la casa del rifugiato vive già.