Rivivere il Socrate

Thu, 13/02/2014 - 11:34
di
Rivoltiamo la precarietà - Bari

Nel nostro paese, come in tutta l’Unione europea, l'immigrazione viene gestita come una questione di ordine pubblico. Gli enti pubblici non agiscono per garantire il welfare e delle politiche sociali adeguate, ma solo per garantire una presunta sicurezza interna. Sono stati favoriti i grandi centri ai margini delle grandi città a discapito di esperienze di micro accoglienza all’interno dei tessuti cittadini.

Ne è l’esempio Bari. La città dei grandi centri di detenzione e di accoglienza per gli immigrati. La città del CIE e del CARA. E’ la fine del 2005, dopo Borgo Mezzanone a Foggia e Restinco a Brindisi, nella periferia nord di Bari viene aperto un centro detentivo per migranti. I Cpt (Centri di permanenza temporanea) vengono istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano e poi tramutati nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) dalla legge Bossi Fini nel 2002. Le condizioni di detenzione disumane all’interno del Cie di Bari, da sempre denunciate dagli stessi migranti, finiscono sulla prima pagina dell’Herald Tribune, noto quotidiano inglese, versione europea del New York Times. Ferite e lividi sulla pelle dei migranti, bagni e dormitori lasciati al degrado ed alla sporcizia. L’articolo dell’Herald analizza il fallimento dei Cie, definendoli inumani, inefficaci e costosi.

A poche centinaia di metri dal Cie sorge il Cara (centro di accoglienza per richeidenti asilo). In attesa dell’asilo politico e dei documenti è qui che stazionano per alcuni mesi migliaia di migranti, che scappano dall’Africa e dal Medio Oriente a causa di guerre e dittature. Le condizioni di vita nel Cara di Bari sono diventate col passare del tempo sempre più preoccupanti. Negli ultimi tre anni l’altissimo flusso in entrata di profughi proveniente dalla Tunisia, dalla Libia, dall’Afghanistan, dal Bangladesh, dal Pakistan e da tantissimi altri paesi ha fatto sì che nel Cara si producesse una "emergenza" di sovraffollamento della struttura, con un conseguente peggioramento delle condizioni di vita per tutti gli “ospiti”.

La risposta a queste politiche è stato l’irrompere negli ultimi 5 anni di un movimento di migranti e antirazzista, che per noi rappresenta ed ha rappresentato uno dei motori della lotta di classe a Bari ed in Puglia.

Alle rivendicazioni per l’ottenimento dei documenti, della libertà di circolazione, della rottura tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, di una casa è nata la necessità di rispondere ai bisogni della quotidianeità, rispetto alla mancanza di politiche di seconda accoglienza da parte delle istituzioni per rifugiati e richiedenti asilo.

Di fronte a queste esigenze circa quaranta somali nell’ottobre del 2009 hanno deciso di occupare i locali dell’ex Ferrhotel, una struttura abbandonata di proprietà delle FS, nei pressi della stazione centrale di Bari. Costretti a vivere per strada, dormendo sulle panchine dei giardini o in stazione, la decisione di occupare la struttura era la plateale dimostrazione che nella nostra città non ci fosse più alcuna struttura disponibile ad accoglierli. Le stesse problematiche, circa due mesi dopo, hanno spinto un centinaio di Eritrei, etiopi e sudanesi ad occupare un ex liceo di proprietà del comune, il Socrate, chiuso dal 2005 perché dichiarato inagibile. A partire dal maggio 2011 è nata una collaborazione tra la Comunità dei migranti, un gruppo di attivisti e l’associazione “Ingegneria Senza Frontiere – Bari” per promuovere un "progetto partecipato di autorecupero” della struttura.

Si tratta di un'esperienza di riappropriazione di spazi abbandonati per il diritto alla casa, di mutuo soccorso che supportiamo quotidianamente. Durante le assemblee e le riunioni periodiche viene discussa la gestione della vita interna e degli spazi comuni. I migranti che ci vivono più stabilmente sono organizzati nell'Associazione Socrate, che funge da referente giuridico per il "progetto di autorecupero", consistente nel recupero edilizio e messa in sicurezza della struttura che da ex liceo inagibile ormai è diventato per molti una vera e propria casa. Il direttivo-comitato dell'associazione si occupa delle questioni logistiche, della raccolta di beni e contributi dall'esterno, delle attività ed iniziative sociali, culturali che si svolgono nella struttura. Per sostenere le spese comuni esiste una "Cassa di mutuo soccorso", le cui risorse derivano dal tesseramento (in base alle proprie capacità) e dalle iniziative di autofinanziamento. E' stato aperto anche un conto corrente presso la Banca Etica per raccogliere eventuali sottoscrizioni (Iban IT43X0501804000000000161585 intestato ad Associazione Socrate).

Le forme di autorganizzazione e di autodeterminazione che i migranti stanno mettendo in campo si rivelano non solo pratiche di resistenza e dissenso ma anche strumento di analisi della propria condizione di vita e di proposta concreta per il miglioramento della stessa. Nonostante le innumerevoli difficoltà, questo percorso di autogestione collettiva sta facendo maturare negli abitanti del Socrate la necessità di mettere in sicurezza la propria casa e di avere la certezza di poterci rimanere, attraverso il progetto, con l’obiettivo di voler recuperare una spazio abbandonato da togliere dalle grinfie degli interessi dei privati e di poterla gestire in piena autonomia; evitando peraltro il rischio futuro di ritrovarsi il "privato sociale" all'interno.

L'esperienza del "Socrate", per alcuni suoi aspetti peculiari, rappresenta un'iniziativa unica nel panorama nazionale, e può con il tempo concretizzarsi come una risposta valida e alternativa al problema del disagio abitativo, che riguarda tanto i migranti quanto le persone e i nuclei familiari che quotidianamente sono obbligate a confrontarsi con il problema del non avere una casa.

Domenica 24 novembre
via Fanelli 206/16 - b
Una giornata per conoscere il Socrate, il progetto di autorecupero, la vita quotidiana dei migranti che vivono nell'ex liceo un percorso collettivo di autogestione.

h 17.30 Proiezione "Mare chiuso"
missione militare umanitaria o accoglienza e solidarietà?
documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre (Italia 2012)
http://www.zalab.org/progetti-it/14/#.UojmVM7xh7o

h 19.00 E poi? on the road...
spettacolo teatrale autoprodotto a cura di Alfia De Marzo.
http://www.communianet.org/news/e-poi-road

A seguire Cena di autofinanziamento con il quartiere preparata insieme ai migranti del Socrate.