Da un anno, Omnia sunt Communia

Mon, 07/04/2014 - 12:17
di
Communia Roma

7 Aprile 2013, Ore 7.00. Appuntamento a via degli Equi 31, poi tutti verso via Peligni, al capannone sito al numero 3. Uno spazio di proprietà comunale lasciato in disuso, in un quartiere martoriato da speculazioni di ogni tipo e privo di servizi per i cittadini. Siamo un collettivo di studenti e giovani precari in rete da un anno per la campagna Rivolta il debito, e il nostro obiettivo è trasformare quel capannone in uno spazio di mutuo soccorso.
Mutuo soccorso, parola in voga nei movimenti dei lavoratori di fine Ottocento, pratica delle prime lotte contro sfruttamento, soprusi padronali, ricatti, salari sotto la soglia di sussistenza. Primissimo esperimento sindacale di soggetti precari che adottano ognuno la lotta dell’altro, sostengono materialmente la stessa possibilità di lottare, e iniziano a strappare i primi diritti dando inizio al grande Movimento operaio del Novecento.
Per molti aspetti in effetti il 2013 somiglia più al XIX che al XX secolo. Un ventennio di politiche di precarizzazione del lavoro e privatizzazioni, e un quinquennio di politiche di austerity come risposta alla crisi, hanno distrutto molto dei diritti conquistati riportando indietro le lancette dell’orologio. E le sconfitte politiche della sinistra pongono la necessità di ricostruire un pensiero della trasformazione sociale, ridando dignità all'idea della politica come pratica collettiva di emancipazione.
Nel volantino distribuito il 7 aprile 2013 davanti a via dei Peligni si legge: “Ci ritroviamo con un calo drastico di iscritti all’università (-50.000 nel 2012); con una disoccupazione giovanile vicina al 40%; con i pochi occupati costretti alla precarietà; con un numero crescente di licenziamenti e cassa integrazione; con i servizi sociali sempre più ridotti o privatizzati; e con l’assenza di un diritto fondamentale come quello alla casa. Tutto questo senza poter condividere un luogo sociale con chi subisce la nostra stessa condizione: molti lavori oggi non hanno un luogo di lavoro fisso o, ancora più spesso, durano troppo poco per permettere di capire quali sono i compagni di lavoro con cui organizzarsi per rivendicare diritti. Vogliono che ognuno di noi rimanga solo. Ma nessuno può farcela da solo.”
La situazione è simile a quella dell’Ottocento, ma il nome che abbiamo scelto per il nostro percorso viene addirittura dal Cinquecento, dal grido del predicatore eretico Thomas Müntzer: Omnia sunt communia. “Nell’epoca delle sfrenate privatizzazioni che hanno distrutto la società e individualizzato i nostri lavori e le nostre vite, pensiamo che si debba iniziare di nuovo da qui”.

A Roma è la settimana dello Tsunami tour, con 13 occupazioni sociali e abitative, come risposta concreta alla crisi per centinaia di persone. E da quella settimana via dei Peligni diventa luogo di iniziative sociali, dibattiti pubblici e presentazioni, ludoteca per bambini, e inizio di sperimentazione delle prime pratiche di mutuo soccorso. Il Municipio si accorge di avere quel capannone e ringrazia gli occupanti. Ma quel capannone è pieno di amianto.

24 Aprile 2013, ore 12.00: Dopo aver denunciato l’incuria del Comune, che non solo lascia un proprio spazio in disuso ma non interviene sull’Amianto presente con evidente pericolo per la salute dei cittadini che abitano nelle vie limitrofe, il grido Omnia sunt Communia arriva a qualche centinaio di metri di distanza. A via dei Sabelli 102, ci sono le ex Fonderie Bastianelli, fondate nel 1908 e luogo storico della città. Quel nome lo si può leggere in molti tombini della capitale, ma anche sulla statua equestre di Vittorio Emanuele II del Vittoriano. Si tratta di archeologia industriale, ma una società di costruttori ha pensato bene di radere il palazzo al suolo per portare i piani da due a quattro e farci tanti mini appartamenti, e poi scavarne altri tre sottoterra, per fare dei preziosissimi parcheggi.
L’occupazione di via dei Sabelli crea un’enorme solidarietà del quartiere e sveglia anche l’attenzione della Sovritendenza ai beni culturali. E proprio in questi spazi inizia a prendere corpo concretamente l’idea di mutuo soccorso: un’aula studio gestita dai collettivi di Atenei in rivolta e riempita tutti i giorni da decine di studenti; un frequentatissimo sportello legale; uno sportello psicologico; una scuola popolare dove trovare ripetizioni gratuite su ogni materia; e poi corsi di videomaking, palestra popolare, ludoteca per bambini.
Ma anche percorsi culturali con il Festival di Letteraria insieme a Wu Ming 1, Carlo Lucarelli, Marco Baliani e i Tete de bois, iniziative di controcultura hip hop, teatrali e musicali.
Proprio in questi mesi nasce il network nazionale Communia, e la nostra esperienza si mette in rete con altre pratiche di mutuo soccorso in giro per l’Italia, a partire dalla fabbrica recuperata Ri-Maflow a Milano, e dall’occupazione dei migranti al Socrate di Bari.

16 agosto 2013, ore 10.00: Ma tutto questo non va giù al giornale del palazzinaro per eccellenza: il Messaggero di Caltagirone. Diventiamo il suo principale bersaglio, dipinti come covo di terroristi, attenzionati dai servizi segreti. In realtà la vera attenzione è per il profitto, e la società proprietaria dell’immobile ottiene da un magistrato compiacente lo sgombero per presunta inagibilità dell’immobile.
Il consenso intorno a noi è talmente ampio che evidentemente facciamo paura, e la data scelta per lo sgombero è proprio fatta apposta per ridurre al minimo la risposta solidale: è la mattina del giorno dopo Ferragosto, e 7 blindati di polizia e carabinieri sgomberano la nostra occupazione in via dei Sabelli.

7 settembre 2013, ore 17.00: “Chi ha sgomberato, Omnia sunt Communia, non riuscirà a fermare, Omnia sunt Communia, diceva Thomas Müntzer, Omnia sunt communia, e noi ritorneremo ad Omnia sunt communia”.
Con questo slogan cantato a squarciagola si snoda per S.Lorenzo un corteo cittadino di centinaia di persone in risposta alla sgombero. Via dei Sabelli è blindatissima. Ma il corteo ad un certo punto cambia percorso. A via dello Scalo S.Lorenzo 33 ci sono le ex officine Piaggio chiuse e abbandonate da alcuni anni, in stato di pesante degrado. Anche su questo spazio incombe un incredibile progetto di speculazione che riguarda tutta la zona tra via dei Lucani e Scalo s. Lorenzo, la vecchia zona dei capannoni degli artigiani del quartiere.
Inizia per noi un nuovo periodo di intensi lavori di bonifica e ristrutturazione del posto per renderlo idoneo ai nostri progetti di mutuo soccorso, mentre continua insieme a tutta la Libera Repubblica di S. Lorenzo la lotta contro la speculazione sia a via dei Sabelli 102 che qui a via dello Scalo S. Lorenzo, nel tentativo di ottenere una moratoria su tutte le nuove cementificazioni nel quartiere.
Le ex officine Piaggio diventano luogo di rilancio dei progetti di mutuo soccorso già iniziati in via dei Sabelli, e proprio questa settimana, ad un anno dall’inizio del nostro percorso, verrà inaugurata la nuova aula studio Sharewood sgomberata l’estate scorsa. Il progetto di mutuo soccorso continua, e diventa ancora più ambizioso, comprendendo progetti di autoproduzione alimentare, editoriale (con l’adesione alla campagna contro il Macero di alcuni editori) e musicale.

7 Aprile 2014, ore 7.00: Dopo dodici mesi di riappropiazione, autogestione conflittuale, Mutuo soccorso, siamo ancora qui a gridare “Omnia sunt communia”.

Mentre lo portavano via sul carro ancora lo sentivo urlare
- “Omnia sunt communia!”
- E che cazzo vuol dire?
- “Tutto è di tutti”
Q (Luther Blisset)