Alla Casa del Rifugiato, autorganizzazione ed accoglienza dal basso

Fri, 12/09/2014 - 10:38
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Rivoltiamo la precarietà - Bari

Prima le voci sull'imminente sgombero dei migranti che da sette mesi vivono nella Casa del Rifugiato (ex convento di S. Chiara), poi lo scarica barile verso il ministero degli Interni affinché trovasse una soluzione, ora la possibilità (tutta da verificare nella sua concretezza) di iniziare ad affrontare le politiche di seconda accoglienza per i rifugiati politici attraverso l'utilizzo di una caserma dismessa. A seguire l'ipotesi di una tendopoli temporanea. Il tutto sulla pelle e le angosce di persone che, dopo essere scappate da guerre e carestie, aver affrontato il viaggio nel Mediterraneo, aver ricevuto la protezione umanitaria e l'asilo politico, sono trattate come pacchi da spostare da un ipotetico spazio ad un altro.

Nel frattempo però non si può rimanere in attesa. I migranti si sono dotati di una fontana, di un generatore, di bagni e docce (come riportato dal servizio del Tg3Puglia dell'8 settembre scorso), hanno intrapreso un percorso di autogestione della Casa del rifugiato. Come collettivo invece sin dal principio ci siamo spesi per sostenere le istanze dei migranti sia sotto il profilo dei bisogni basilari (abbiamo garantito quella che noi chiamiamo 'accoglienza dal basso' organizzando corsi di italiano, sbrigando le pratiche per i documenti), sia del punto vista giuridico, ricercando la strada più idonea a garantire ai rifugiati i loro sacrosanti diritti, e cioè una seconda accoglienza degna di questo nome ed una sistemazione dignitosa e non temporanea.

Da Febbraio ad oggi abbiamo cercato in ogni maniera di mettere in moto una macchina istituzionale che non si è mai accesa. Abbiamo incontrato il Prefetto con l’avv. Paccione e il Sen. Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; abbiamo fatto richiesta per istituire un tavolo istituzionale al fine di rintracciare altri immobili pubblici in stato di abbandono da autorecuperare sulle basi del progetto dell’ex-liceo Socrate, cui però gli Enti locali non vollero partecipare; abbiamo provato a discutere con il vecchio sindaco, Michele Emiliano, il quale sotto Palazzo di città, dopo un mese di richieste di incontri e diverse informative girategli dall’assessore Losito, ebbe la faccia tosta di dirci di non sapere nulla dell’occupazione.Più recentemente siamo stati convocati in fretta e furia dal sindaco Decaro, che ci aveva promesso, quanto meno, che il Comune sarebbe venuto alla Casa del Rifugiato per discutere con tutti i migranti che vivono lì di proposte e prospettive. Ed invece al momento il nulla, se non voci, articoli di giornale e incontri astratti. Tutte le proposte di assegnazione e recupero di spazi abbandonati, cassate!

E così, la Sovrintendenza ai Beni Culturali, che più che badare alla tutela del patrimonio artistico, sembra interessata agli appalti milionari, come dimostrano lo stato vergognoso in cui versavano l’ex convento ed il sottostante archivio sino a febbraio o l’ecomostro costruito a due passi dal mare proprio lì di fronte, può brindare agli 8 milioni di euro in arrivo dall’Europa per il famigerato museo di Santa Chiara. E chissà se qualcuno controllerà che questa volta vengano spesi meglio dell’ultima, o che il direttore dei lavori metta davvero in sicurezza il cantiere.

E così brindano il privato sociale, un arcipelago di grandi associazioni e cooperativelegate direttamente al sistema politico-istituzionale, che specula sulla condizione di precarietà dei rifugiati, godendo di milioni di euro provenienti dal Fondo nazionale ed europeo per le politiche e i servizi dell’asilo, offrendo misure inefficaci come gli Sprar, sfruttando e sottopagando finanche gli operatori italiani che con grande senso del dovere fanno del loro meglio. Brindano perché esperienze come la Casa del Rifugiato fanno traballare il sistema speculativo che ingrossa le tasche dei loro presidenti e dei loro dirigenti, quando invece i fondi potrebbero essere destinati e gestiti direttamente dai migranti.

A questo proposito ricordiamo che l’Autorità nazionale Anticorruzione, avendo ravvisato incongruenze, in una relazione ispettiva del 2011, raccomandava, proprio al Comune di Bari – che nel triennio 2010/2012, secondo la stessa fonte, avrebbe programmato interventi per complessivi 900.000,00 euro – che “quando il valore dell’appalto è decisamente superiore alla soglia comunitaria è opportuna una pubblicazione a livello comunitario, in ossequio al principio di trasparenza (Dlgs 163/2006). Insomma i Comuni, a cominciare da quello di Bari, che partecipano ai bandi nazionali presentando i progetti di queste associazioni, controllano poi come queste spendono i milioni di euro di cui dispongono? Come vivano i migranti all’interno degli Sprar? Per ciascuna delle persone inserite nel progetto è destinata una somma giornaliera per vitto, alloggio e formazione. A quanto ammonta? Dove sono allocate queste persone? In quali strutture, in quali condizioni e come vengono accompagnate verso l’autonomia? E amareggiante dover constatare che queste domande vengano poste da Forza Italia, non dal centrosinistra, in un’interrogazione parlamentare.

Nel frattempo sabato 13 settembre invitiamo tutti a trascorrere una giornata insieme ai migranti della Casa del Rifugiato. Vorremmo che in molti possano conoscere direttamente l’esperienza della Casa del Rifugiato e portare la propria solidarietà ai migranti.