#LibereDi - voci di donne in piazza

Sat, 30/09/2017 - 17:43
di
Collettivo femminista Grramigna (Milano)

Il 28 settembre 2017, in 30 città di tutta Italia, il movimento Non Una Di Meno si è mobilitato per la giornata internazionale per un aborto sicuro, libero e gratuito.
Le attiviste del Collettivo Femminista Grrramigna di Milano ci raccontano il loro vissuto di quella giornata attraverso le parole che hanno condiviso dal microfono del corteo, e alcune delle immagini più belle di quella giornata.

“Il 28 Settembre è la giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito. In Italia, riguardo all’aborto, di libero, sicuro e gratuito non c’è proprio nulla. Di libera, sicura e gratuita c’è solamente la violenza patriarcale in tutte le sue forme – che sia fisica, psicologica, economica, medica, istituzionale, mediatica. Una violenza alla quale siamo sistematicamente sottoposte nel privato e nel pubblico. Scendiamo in piazza per liberarci da questa violenza, e dalla strumentalizzazione che di questa violenza viene fatta. Scendiamo in piazza perché rifiutiamo che si decida sul nostro corpo, che si faccia propaganda politica sul nostro corpo. Scendiamo in piazza perché vogliamo riappropriarci del nostro corpo e delle nostre vite, perché vogliamo essere libere.
Oggi siamo qui per liberarci e per lavorare verso un femminismo che sia sempre più intersezionale.
Lottiamo dunque per la liberazione di tutte le donne e di tutti i soggetti oppressi. Lottiamo contro il cis-etero-patriarcato, contro la violenza di genere, contro l'oppressione razziale e quella di classe.
Perché solo così le categorie che ci ingabbiano e che determinano le nostre esistenze ogni giorno saranno smantellate.
Lottiamo contro e per tutte queste cose, perché il femminismo sarà intersezionale o non sarà.”


“Il Collettivo Femminista Grrramigna dello spazio di Ri-Make e della rete nazionale di Communia Net è qui oggi in piazza perché siamo stanche di essere sottoposte all'oppressione dello Stato e della Chiesa che quotidianamente pretendono di imporsi sulle nostre decisioni e sui nostri corpi in maniera paternalistica, come se non sapessimo decidere per noi stesse.
La Chiesa, lo Stato e il patriarcato tutto non solo ci ostacolano nelle nostre decisioni ma insieme fanno sì che le donne più in difficoltà economica siano costrette a viaggi medio-lunghi per raggiungere strutture ospedaliere laiche e ottenere un aborto sicuro.
A causa di una legge fallace che fa acqua da tutte le parti e che lascia spazio agli obiettori di coscienza, le donne non riescano ad avere accesso all'aborto ma questo non impedisce alle donne di compiere un aborto. Questo le obbliga invece ad effettuare lo stesso in condizioni inaccettabili e scarse dal punto di vista igienico-sanitario.
Se non ci permettete di accedere all'aborto, troveremo il modo di averne uno.
Se troviamo il modo di averne uno quel modo sarà rischioso.
E se ci obbligate a tanto potremmo morirne.
La vostra legge è una condanna a morte.”

“Siamo qui oggi in piazza per denunciare l’educazione che riceviamo fin da quando siamo piccole, in famiglia e sui banchi di scuola, attraverso i libri di testo e le narrazioni stereotipate, riduttive e tossiche dei media, talvolta anche dei nostri stessi insegnanti.
Siamo qui perché lottiamo e pretendiamo un'educazione che sia inclusiva, che smonti i ruoli di genere e in cui tutte e tutti si possano riconoscere.
Vogliamo un'educazione femminista, laica e accogliente, un'educazione che sia aperta ad ogni studente e studentessa.
Noi rifiutiamo, anzi, abortiamo questo sistema che ci vuole sottomesse, dipendenti e subalterne!”

“È ipocrita opporsi all’aborto presentandolo come un problema morale. La questione dell’aborto è politica: nei paesi del “Nord politico del mondo” le donne non fanno abbastanza figlie e figli per mantenere il sistema economico-politico dominante. L’agenda neoliberista demonizza il calo demografico perché minerebbe la sostenibilità del sistema del welfare e la pretesa della crescita economica perpetua. In questo contesto agiscono le politiche di fertilità, incentivando la natalità attraverso premi alle famiglie virtuose e ostacolando il diritto all’aborto: le istituzioni preposte stanno progressivamente venendo svuotate e rese inefficaci e la propaganda mediatica promuove una cultura reazionaria.
Ci spaventano dicendo che con meno di 2,1 figli per donna entrerebbe in crisi la stessa base del sistema pubblico, ma gli unici bambini che contano come figli sono quelli bianchi, italiani, del Nord politico del mondo. Non contano i quasi tre milioni di bambini che che non verranno mai adottati, non conta la popolazione migrante che rimane sistematicamente esclusa dal nostro sistema contributivo, relegata al lavoro nero e a una condizione subordinata.
L’economia con la E maiuscola svela la sua vera natura: non è vero che conta l’oggettività dei numeri, ma conta la soggettività del potere. Che è strutturalmente razzista e patriarcale.
La supremazia dei paesi del Nord politico del mondo si basa necessariamente sulla colonizzazione dei paesi del Sud politico del mondo, che sono espropriati di risorse e mantenuti attivamente in uno stato di povertà. E si basa sulla colonizzazione del corpo delle donne, migranti e non, che devono espletare la loro funzione sociale attraverso la riproduzione. Il nostro sistema economico e politico non si sostiene sulla fertilità ma sull’ingiustizia.”

“É questo sposalizio tra capitalismo e patriarcato che ha partorito il Piano Nazionale per la Fertilità: il nostro governo punta tutto sulla fertilità naturale, e ci dice che la prole è il mezzo fondamentale per la stabilità sociale, fisica e psicologica di cittadini e cittadine. Ci parla di prestigio della maternità, riducendo l’identità della donna a quella di madre naturale. Rilancia la famiglia tradizionale come collante sociale, riaffermando la storica dominazione dell’uomo sulla donna e l’esclusione di tutte le forme relazionali e sessuali che non hanno il loro fine nella riproduzione. Il Piano Nazionale per la Fertilità ci vuole sottrarre perfino quel minimo di educazione alla sessualità che viene impartita nelle scuole per sostituirla con l’educazione alla fertilità.
L’apparato sessuale non è l’apparato riproduttivo: la più grande menzogna del sistema cis-etero-patriarcale. Per chi ha una clitoride non è così. È da questa che viene il piacere, da un organo che non ha alcuna funzione riproduttiva.
Nelle parole di Carla Lonzi, la coincidenza tra sessualità e riproduzione è stata un’imposizione e una violenza culturale senza precedenti, e come tale il governo con il suo Piano Nazionale per la Fertilità la sta riproponendo. Per il piacere di chi abortiamo?”