Cari giornalisti, sulla scuola dovreste studiare

Thu, 11/08/2016 - 11:51
di
Danilo Corradi*

Cari giornalisti,
con un po’ del vostro populismo, usato spesso contro gli insegnanti, potrei dirvi che invece di dedicare 15 minuti al vostro “pezzo” sulla scuola tra un caffè e un altro, forse potreste impegnarvi un po’ di più e dedicare un’intera giornata di lavoro a comprendere cosa sta accadendo realmente nella scuola e in particolare nel meridione. Ma non scrivo per fare polemica, vorrei provare a raccontare quello che sui giornali italiani proprio non riesce a trovare spazio.
E’ vero, alcuni insegnanti la raccontano male. Banalizzano il problema dell’eccesso d’insegnanti nel mezzogiorno, altri, pochi, usano parole inappropriate come deportazione per descrivere, esasperati, la loro storia personale, altri ancora faticano a indicare le soluzioni alternative alla legge 107, anche perché spesso sono stati abbandonati dai sindacati confederali.
Ma questo non giustifica la banalizzazione insopportabile che viene raccontata dai mezzi d’informazione a chi non conosce il mondo della scuola: al nord ci sono i posti, al sud troppi insegnanti, che altro si potrebbe fare? Gli fanno un contratto a tempo indeterminato e si lamentano pure?
Sì ci lamentiamo, e basterebbe un buon giornalista, con un minimo di passione per il proprio lavoro, per raccontare il perché. Una soluzione perfetta per lasciare tutti gli insegnanti del meridione a insegnare vicino casa probabilmente non c’è, ma molte sarebbero state le azioni possibili per ridurre il problema e, magari, per migliorare contemporaneamente la scuola pubblica italiana.
Qualche esempio?
1) Prima questione: sono stati assunti 48.794 insegnanti in più con il potenziamento, ma questo a valle degli oltre 80 mila licenziamenti della Legge Gelmini, ottenuti aumentando gli alunni per classe, tagliando sulla scuola primaria e su quella professionale e riducendo lo spazio di alcune discipline fondamentali per la formazione del pensiero critico come Filosofia e Storia. In sintesi, peggiorando la scuola pubblica. Il Pd all’epoca promise la sua abrogazione. Se questo fosse stato fatto avrebbe ridotto il problema dei trasferimenti forzati? Avrebbe migliorato la scuola pubblica? Sicuramente.
2) Oggi il Governo annuncia, a parole, di voler trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Tradotto: una buona parte dei posti che vengono dati a supplenza si trasformerebbero in cattedre di ruolo, permettendo per questa via anche una maggiore continuità didattica, che teoricamente era un obiettivo della buona scuola. E’ una delle proposte dei precari da sempre. Se lo si fosse fatto subito questo avrebbe ridotto il problema dei trasferimenti? Sicuramente.
3) 20.899 posti. Sapete cosa sono? I posti banditi nel meridione per l’attuale concorso. Ma se non ci sono posti al sud perché continuare a bandirli? Visto che il Governo sostiene che “molti stanno partendo, ma moltissimi docenti costretti in passato ad emigrare stanno rientrando nel meridione” mi chiedo, se chi è stato assunto prima ha, giustamente, priorità su chi è stato assunto dopo, perché per i nuovi assunti da concorso non si è fatto lo stesso ragionamento? Farlo avrebbe ridotto il problema dei trasferimenti? Sicuramente.
4) Inoltre: Il governo ha trattato diversamente gli idonei del concorso del 2012, assunti con la “buona scuola” nella propria provincia, da coloro che vengono dalle SSIS, ovvero i docenti che avevano vinto le prove concorsuali tra il 2001 e il 2009. Il Tar del Lazio ha già sostenuto che questa disparità è con ogni probabilità anticostituzionale, il 20 ottobre si terrà l’udienza. Anche qui, se proprio qualcuno doveva partire, non era più corretto far partire chi il concorso lo aveva vinto dopo e che probabilmente ha anche un’età che rende più semplice un trasferimento? Questo avrebbe ridotto il problema dei trasferimenti? Sarebbe stato più giusto e coerente? Sicuramente.
5) Infine, e solo alla fine, c’è l'algoritmo impazzito, che ha palesemente generato situazioni folli, facendo partire chi ha punteggi alti e lasciando in provincia chi ne aveva uno più basso. La ciliegina sulla torta.

Con i provvedimenti sopra elencati si sarebbe potuto ridurre l’obbligo di trasferimento a qualche migliaio di docenti e probabilmente la media d’età dei trasferiti sarebbe stata assai più bassa. Eh sì, perché mediamente chi si trasferisce non è un “miracolato” della “buona scuola” di Renzi, ma un insegnante con più di quarant’anni, con tanti anni di precariato alle spalle considerati illegali addirittura dalla Corte Europea.
E allora, se voi aveste più di quarant’anni, magari un paio di figli, 10-15 anni di precariato illegittimo alle spalle, e vi trasferissero a centinaia di km di distanza dalla vostra vita non prendendo in considerazione soluzioni alla portata, in virtù di un algoritmo palesemente fallato, con i sindacati confederali che pur di firmare il contratto ti hanno sacrificato e con i giornali che non raccontano ciò che succede, anzi... non sareste un pochino esasperati?
Tra un caffè e l’altro si potrebbe ragionare del fatto che l’Italia è al 77° posto per libertà e qualità dell’informazione, dietro il Ghana e al Burkina Faso. Ma non era tutta colpa del berlusconismo? Sicuramente no.

*Un insegnante di Roma.