In Val Susa contro il debito delle grandi opere

Thu, 13/02/2014 - 11:00
di
Rivolta il debito - MIlano

Sabato 16 novembre il movimento No Tav torna nelle strade con un grande corteo popolare «contro la distruzione e l'occupazione militare della valle». Lo fa in una giornata importante di mobilitazioni sociali e di difesa del territorio, dell'ambiente e della stessa vita di donne e uomini che quei territori abitano - con manifestazioni in diverse città, con la fondamentale manifestazione «Stop al biocidio» a Napoli (di cui si parla in altri articoli su communianet.org).
Una manifestazione, quella in val Susa, che cade pochi giorni dopo la ratifica da parte della Camera dei deputati dell'accordo Italia-Francia per la costruzione della Torino-Lione, accordo che sarà anche al centro del vertice tra letta e Hollande previsto a Roma per il 20 novembre - e che vedrà anche in quella occasione mobilitarsi i movimenti sociali e antagonisti.

L'appello/manifesto del movimento No Tav richiama anche altri punti molto importanti, tra i quali l'opposizione al «furto di denaro pubblico» e il suo utilizzo per i servizi sociali, la cura del territorio, il lavoro.
Naturalmente questo nesso tra lo spreco di risorse pubbliche e la creazione di un lavoro «utile e dignitoso» sfugge a Cgil-Cisl-Uil che in questi giorni sono impegnati a ingannare lavoratrici e lavoratori chiamandoli a «scioperi» territoriali di quattro ore che ridiano ai sindacati confederali un ruolo di concertazione e collaborazione con le scelte di governo, all'interno delle logiche che fanno funzionare il sistema.
E questo sistema si chiama ancora «pagamento del debito». Un debito pubblico di cui sappiamo bene quale sia la formazione e chi abbia favorito (e stia ancora favorendo), ma che viene ulteriormente accresciuto dalle grandi opere e dai grandi eventi (a Milano non possiamo dimenticare su questo il ruolo nefasto di Expo2015).
La manifestazione di Susa richiama ancora una volta la possibilità e la necessità di una svolta concreta nelle politiche di bilancio, per sostenere una conversione ecologica del sistema produttivo e la difesa del territorio come strumento per una migliore qualità della vita. Di questo ne è perfettamente consapevole il movimento No Tav, che la scorsa settimana è stato a L'Aquila a incontrare i movimenti di quella città - proponendo anche in quel caso una possibile alternativa: se da una parte non ci sono i soldi per la ricostruzione (dicono) e dall'altra i soldi vengono sprecati per opere utili solo ad accrescere i profitti del sistema immobiliare-finanziario, meglio utilizzare quei fondi per la ricostruzione de L'Aquila.

Queste alternative possibili si pongono quotidianamente alla nostra attenzione. Potremmo parlare di Expo2015, che rappresenterà per Milano un un nuovo debito, acceso da Comune, Regione e governo e che già annuncia nuove tasse, nuove imposte, un aumento del costo dei servizi (trasporto pubblico in primo luogo) e - su un altro piano - nuova precarietà, oltre che la consueta cementificazione e speculazione fondiaria.
Potremmo anche fare tanti altri esempi guardando alle discussioni sui bilanci degli enti pubblici, così come quelli sulla manovra finanziaria, dove si continua a presentare l'immagine della «coperta troppo stretta», cercando di nascondere il fatto che qualcuno si è già rubato un piumone e altre/i non hanno più nemmeno lenzuola con cui coprirsi.
Questa giornata di manifestazioni nei territori può quindi rappresentare un filo comune di impegno per affrontare l'insieme delle politiche di austerità e di rilancio dei profitti sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, precarie/i, disoccupate/i, senza reddito.
Per questo Rivolta il debito (e la rete Communia) sarà a Susa, per ribadire la sua solidarietà al movimento in valle e per richiamare il rifiuto del pagamento del debito delle grandi opere e dei grandi eventi.