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Updated: 4 hours 20 min ago

Lettera di Don LUIGI CIOTTI A MASSIMO LETTIERI

Tue, 16/10/2018 - 20:45

Caro Massimo,

mi ha fatto molto piacere incontrarti con la tua bella famiglia e trovarti, nonostante tutto, sereno e determinato. Ugualmente è stato importante ascoltarti, apprezzare la tua passione ma anche la lucidità e pacatezza dei tuoi ragionamenti.

Questo ho subito percepito: la tua buona fede. Così come avevo escluso, sin dal primo momento – e come è stato appurato – la tua assoluta estraneità a un reato grave e infamante come l’associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito dei rifiuti.

Restano quelle irregolarità e infrazioni che tu stesso riconosci e che forse – mi chiedo – si sarebbero potute evitare se ti fossi trovato meno solo a gestire situazioni così complesse e per le quali occorrono competenze specifiche. Ribadisco a riguardo, senza voler scavalcare nessuno, la disponibilità del consorzio Abele Lavoro a esservi di consulenza e di sostegno in vista di una ripartenza dell’attività.

Quanto a Libera e alla sua iniziale cautela, me ne assumo totalmente la responsabilità, tanto più che in quei giorni di fine luglio inizio agosto mi trovavo, come ti ho spiegato, all’estero per delicate questioni personali e non potevo seguire come avrei voluto lo svolgersi dei fatti.

Ho però fiducia che gli organi investigativi (Carabinieri e Forestali) – a cui bisogna riconoscere un grande impegno nel contrasto dei reati ambientali – e quindi la Magistratura, facciano al più presto luce sull’intera vicenda e sulle differenti responsabilità, per restituire a te, al dà degli errori, la dignità di persona che si batte generosamente per una giusta causa, e alla vostra preziosa esperienza cooperativa la continuità di cui necessita.

Per come è nata e per come si è sviluppata – e per la carica ideale e etica di cui tu e i tuoi compagni di “viaggio” l’avete investita – Ri-maflow è un bene sociale che sta a ciascuno di noi difendere, sostenere, moltiplicare.

Ciao. Un abbraccio alla tua cara famiglia

Don Luigi Ciotti

Torino 16/10/2018

Don Luigi CIOTTI porta la sua solidarietà a Massimo

Fri, 12/10/2018 - 22:46

“Questa mattina don Luigi Ciotti, fondatore e presidente nazionale di “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e storico amico di RiMaflow, ha fatto visita a Massimo ai domiciliari, trattenendosi a pranzo insieme ai suoi familiari ed esprimendo tutta la sua solidarietà”

 

 

 

Massimo di rimaflow scrive a mimmo lucano di Riace

Fri, 12/10/2018 - 01:22

Il giorno dell’arresto di Mimmo Lucano, è stato per molte/i di noi immediato fare un collegamento con quanto stavamo vivendo con la carcerazione preventiva di Massimo Lettieri, presidente della Cooperativa Rimaflow.
Naturalmente i casi sono differenti, e molto diversi i capi di imputazione per Mimmo e Massimo. Ma un collegamento ci è venuto spontaneo: entrambi erano accusati di reati collegati al loro tentativo di costruire alternative all’abbandono territoriale, all’intolleranza e al rifiuto, alla mancanza di lavoro. Il giorno successivo eravamo sotto il carcere di san Vittore per salutare Massimo con la musica della banda degli Ottoni, e spontanea è stata la partecipazione di tante persone in solidarietà con Massimo e Mimmo.
Quello stesso giorno Massimo decise di scrivere a Mimmo Lucano, per esprimere in suoi pensieri, la sua vicinanza, e ribadire i valori che hanno guidato il suo impegno di questi anni alla RiMaflow. Pubblichiamo la lettera che ne è venuta fuori, perché questa solidarietà è un fatto pubblico.  .  .

Carcere di San Vittore, Milano, 3 ottobre 2018

Carissimo sindaco Mimmo Lucano, non voglio chiederti come stai, posso immaginare il dramma di una persona che pensa di costruire un nuovo modello di accoglienza, un sogno rivoluzionario, e all’improvviso si schianta contro un muro e non sa se riprendersi dall’urto violento o continuare quello che ha iniziato.

Immagino lo sconforto, conosco il dramma. Appena ho sentito la notizia in televisione avrei voluto scriverti, poi ho deciso di aspettare la lettura dei giornali. Avere un giorno di riflessione per capire come si può scrivere ad un uomo, un grande uomo, che mette a disposizione ogni pezzo di sé, il corpo, l’anima, il patrimonio, la credibilità per aiutare gli ultimi, gli emarginati, senza avere la garanzia, la certezza di ricevere la stessa cortesia nel caso si fossero invertiti i ruoli.

Innanzi tutto vorrei manifestare, esprimere, la mia solidarietà; non so se esistono parole per descrivere quanto mi senta vicino a te in questo momento.

2 ottobre 2018 – Presidio sotto il carcere di san Vittore Milano

Mentre scrivo mi trovo detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. Il Gip ha contestato dei reati non proprio uguali ai tuoi, ma nei principi si somigliano. Sono un (ex) operaio di una fabbrica milanese che nel 2012 è stato licenziato in modo collettivo da una società che ha de localizzato le attività in Polonia. Per sfuggire alla precarietà e alla povertà insieme ad un gruppo di disoccupati abbiamo seguito il percorso di ‘politiche attive’ presso il Centro per l’impiego, abbiamo costruito un piano industriale per un’impresa. Bene, peccato che non avevamo le risorse per realizzarlo; a quel punto abbiamo pensato di occupare l’area industriale ormai abbandonata, sede della nostra vecchia fabbrica. Abbiamo lavorato gratis per rimetterla in ordine, abbiamo accolto gli ultimi, rifugiati, migranti, disoccupati italiani e stranieri, donne e uomini: in cinque anni è nata una comunità di oltre centocinquanta persone di tutte le nazionalità e di tutte le culture.

Ci siamo posti come obiettivo di superare la soglia di povertà, che abbiamo posto come limite, di 800 euro al mese. Sono nate associazioni tra cui Occupy Maflow e Fuorimercato, una Cooperativa, RiMaflow; numerose sono le collaborazioni con la Cooperativa di SOS Rosarno, con Caritas, con tutte le persone che vogliono superare la povertà con percorsi di autorganizzazione. Un sogno bellissimo, collegato con i movimenti popolari organizzati dalla Santa Sede, con le fabbriche recuperate argentine ed europee,con la Caritas e i movimenti che si battono contro le povertà, aderendo alla rete nazionale di Fuorimercato.

Con le condizioni di base, poveri e senza lavoro non potevamo seguire un percorso ‘legale’ per la costruzione e la realizzazione della nostra esistenza dignitosa, siamo per forza dovuti andare in deroga alle normative locali e nazionali. La legalità prevede molti vincoli, che gli ultimi da soli non possono superare; o si decide di scavalcarli o morire; RiMaflow ha deciso di provarci.

Tutto è andato bene fino al 26 luglio 2018, quando i carabinieri hanno bussato alla porta di casa dei miei genitori, dove mi trovavo in vacanza, e mi hanno arrestato. Non voglio raccontare la ricostruzione del pubblico ministero per la quale il Gip ha ordinato l’arresto, hanno descritto il mio operato come se fossi un delinquente senza scrupoli. Sono stato detenuto per due mesi nelle carceri della provincia di Salerno, lontano mille chilometri dal giudice che aveva ordinato il mio arresto, mille chilometri da mia moglie e dai miei figli, mille chilometri dall’avvocato che doveva difendermi; avevo per fortuna la mia famiglia originaria: papà, mamma, fratello, sorella con le rispettive famiglie che mi sono stati vicino; mia moglie ogni settimana attraversava l’Italia per venire al colloquio, e tutto il movimento #massimolibero #rimaflowvivrà hanno tutti insieme costruito le protezioni affettive di cui ho avuto bisogno per affrontare questa sfida impegnativa.

Non voglio tediarti molto, anche se immagino hai tanto tempo libero per dedicarti alla lettura, tanto tempo per capire cosa è successo, a chi dava fastidio quel progetto fantastico di accoglienza! Che mi auguro un giorno sarà preso come riferimento per la promulgazione di nuove leggi. Le leggi, le norme non sono un dogma, ma i principi che ispirano l’esistenza umana sì!!!

Le nostre lotte, tra l’altro, coincidono anche con il periodo storico, devono essere di stimolo per promuovere quelle azioni che pongono come scopo la realizzazione di un mondo giusto. La battaglia tra il legittimo e il legale, tra la giustizia sociale e la giustizia dei codici.

Ho voluto scriverti questa lettera perché nel momento di difficoltà, nei momenti in cui mi sentivo e mi sento solo in carcere, cerco dei segnali in qualsiasi cosa, in qualsiasi azione. Questa lettera vuole essere un segnale, un ulteriore segnale, dai giornali ho visto tanti attestati di stima di gente illustre, che con articoli di giornali, con l’arte, stimolano il sentimento generale del paese, mentre il mio piccolo segnale arriva da un carcere, da un detenuto, che pensa di vivere un sentimento simile al tuo…

Non chiedo di fidarti, nel carcere ho imparato che sono tutti innocenti, ogni detenuto trova giustificazione nelle azioni che compie, e da un certo punto di vista hanno ragione perché gli ultimi sono obbligati a delinquere per vivere.

Passo alle conclusioni augurandoti tanta forza per affrontare questo momento di difficoltà, che resta un momento temporaneo, di breve durata; sei già considerato un modello positivo e bello, un genere di bellezza che non può appassire.

Mi auguro di incontrarti un giorno, in libertà, ed insieme organizzare modelli ancora più ampi di accoglienza e Resistenza.

Con affetto

Massimo di RiMaflow

 

 

CAMPAGNA DI SOTTOSCRIZIONE RIMAFLOW VIVRA’

Thu, 11/10/2018 - 09:27

CAMPAGNA DI SOTTOSCRIZIONE RIMAFLOW VIVRA’
In poco più di due mesi abbiamo raccolto oltre 41.000 euro sia da donazioni singole che da iniziative costruite da realtà sociali che ringraziamo per la loro solidarietà e per il loro lavoro.
Tutto questo è già un buon risultato ma per raggiungere l’obiettivo dei 150/200mila euro, che ci viene imposto dalle spese legali e processuali a cui dobbiamo far fronte, la strada è ancora lunga anche se confidiamo nel mutualismo e nella solidarietà di quanti sostengono la nostra lotta.Difendere RiMaflow oggi è difendere tutti i percorsi di mutualismo conflittuale dal basso che intendano dar vita ad attività di lavoro autogestito e a reti di economia sociale FuoriMercato

 

SABATO 20 OTTOBRE RIMAFLOW: “VITTORIO, RESTIAMO UMANI”

Sun, 07/10/2018 - 15:06

VITTORIO, RESTIAMO UMANI – Debutto
Sabato 20 Ott. Ore 21.30
La nuova narrazione di Gianluca Foglia “Fogliazza”

Narrazione con disegno, musica e contributi video / spettacolo teatrale
di e con Gianluca Foglia “Fogliazza”, con Emanuele Cappa (oud e chitarra)
– Atto unico – durata 70 minuti
– Musiche originali: Emanuele Cappa; ingegnere del suono: Stefano Melone; luci: Davide Mazzoli
– Produzione: Nicola Casalini per Sonirik in collaborazione con A.N.P.I. ATM Milano
– Distribuzione: Sonoris Causa – www.sonoriscausa.it

– Contributi video tratti dal film:Restiamo Umani – The Reading Movie di Fulvio Renzi
– Riprese video, montaggio e direzione:Luca Incorvaia
– Scritto da Vittorio Arrigoni

“Restiamo umani”. Chiude così Vittorio Arrigoni, Vik per gli amici, assassinato nella notte del 15 aprile 2011 a soli 36 anni, le pagine del suo diario “Piombo Fuso”, in cui racconta in prima persona l’assedio di guerra che l’esercito israeliano ha operato ai danni della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
Restiamo umani è l’urlo più forte e necessario che oggi possa essere pronunciato, di fronte all’esodo dei richiedenti asilo e alla deriva etremista che dilaga crescente in tutta Europa. La storia di Vittorio Arrigoni viene ripercorsa nella sua umanità, nei viaggi, nel desiderio di dedicarsi alla difesa dei diritti umani.
All’estro narrativo ed ai disegni di Gianluca Foglia “Fogliazza” si aggiungono le composizioni musicali originali dell’autore Emanuele Cappa (eseguite dal vivo con l’Oud e la chitarra) e i contributi video tratti dal Dvd di Fulvio Renzi “Stay Human” in cui Egidia Beretta Arrigoni, Stephan Hessel, Moni Ovadia, Roger Waters, Don Gallo e Noam Chomsky leggono alcuni passi del libro-diario di Vik.
“Restiamo Umani” è una narrazione di teatro civile, è un messaggio che invoca pace, subito, ovunque vi siano palestine nel mondo, ovunque l’odio infiammi la violenza.

POSTI LIMITATI, INGRESSO LIBERO SOLO SU PRENOTAZIONE

Inviare mail con oggetto: prenotazione spettacolo 20 ottobre, specificare il numero e nome e cognome dei partecipanti.

Info e prenotazioni:anpisezioneatm@gmail.com

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Alle 18.00 ci sarà la possibilità di visitare La Cittadella dei Mestieri e dell’Artigianato, conoscere la storia della fabbrica, dei suoi artigiani, vedere e acquistare le loro produzioni. Alle ore 19.30 seguirà un Buffet preparato dall’ Associazione Occupy Rimaflow a offerta libera. I contributi economici che verranno raccolti durante la serata andranno interamente a sostenere la lotta della RiMaflow.

APPELLO/Noi sappiamo da che parte stare

Fri, 05/10/2018 - 18:16

APPELLO SULL’ARRESTO DI MASSIMO LETTIERI

La Direzione distrettuale antimafia di Milano sta conducendo un’importante inchiesta contro il traffico illecito di rifiuti in Lombardia.

La Cooperativa RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, nata per iniziativa di un gruppo di lavoratrici e lavoratori licenziati sei anni fa con la chiusura della multinazionale Maflow, tra le varie attività – avviate senza nessun sostegno esterno – ha iniziato anche una sperimentazione per il recupero di materie prime, in particolare di carta e plastica da carta da parati. Non disponendo di titolarità dell’area di produzione, RiMaflow ha dato tuttavia informazione di questa sperimentazione a Città Metropolitana e alle società del settore, AMSA e A2A, per ottenere pareri di fattibilità e sostenibilità economica.

In un territorio in cui gran parte delle attività economiche sono controllate dalla criminalità organizzata, RiMaflow si è imbattuta in imprese e personaggi collusi con ogni probabilità con questi ambienti oggetto dell’inchiesta della DDA. Il 26 luglio il presidente della Cooperativa, Massimo Lettieri, è stato posto agli arresti, uno dei quattro capannoni è stato messo sotto sequestro così come i conti della Cooperativa, che in tal modo non può più pagare i salari e i contributi dei soci lavoratori, né emettere e ricevere fatture per tutte le attività che pure potrebbe regolarmente svolgere.

Conosciamo RiMaflow per il suo straordinario impegno per il diritto al lavoro, per la salvaguardia dell’ambiente e per la lotta contro la mafia, che ne hanno fatto un esempio anche sul piano internazionale.

Con i sequestri della magistratura la Cooperativa non è più in condizioni di lavorare e circa 120 lavoratori e lavoratrici rischiano nei fatti un nuovo licenziamento. Mentre Massimo si trova in carcere da oltre due mesi separato da moglie e figli. D’altro canto, i soci di RiMaflow stanno fattivamente collaborando con gli inquirenti.

Auspichiamo che sia possibile garantire la ripresa rapida delle attività della Cooperativa, accogliendo le istanze di dissequestro del materiale informatico e dei conti non inerenti le attività sotto indagine (ossia quelle che riguardano il 96,7% del bilancio) e che sia chiarita al più presto la posizione di Massimo, recluso in quanto responsabile legale di una comunità che ha sempre condiviso tra tutti le scelte operate nel sito produttivo.

La nostra attenzione è massima su questa vicenda e ci auguriamo che sia al più presto fatta piena luce sulle responsabilità di chi ha commesso gli illeciti da sanzionare penalmente, con l’esclusione di chi è estraneo a questi, esprimendo a Massimo e a tutti i soci di Rimaflow la nostra più grande solidarietà.

Francesco Maisto, Presidente emerito del Tribunale di sorveglianza

Gad Lerner, giornalista e scrittore

Luciano Gualzetti, Direttore Caritas Ambrosiana

Moni Ovadia, artista

Francesca Re David, segretaria nazionale FIOM-CGIL

Don Massimo Mapelli, Caritas diocesana di Milano

Marco Cabassi, imprenditore

Luisa Morgantini, già Vice-presidente Parlamento europeo

Don Gino Rigoldi, Comunità Nuova

Cecilia Strada, scrittrice

Davide Salluzzo, referente regionale Libera (2012-15), com.scient. antimafia Reg. Lombardia (2015-18)

Guido Viale, saggista e sociologo

Daniela Padoan, scrittrice e saggista

Mario Agostinelli, portavoce Contratto mondiale per le energie e il clima

 

per adesioni info@rimaflow.it PER VISIONARE TUTTE LE ADESIONI

RIMAFLOW VIVRA’: LO STATO DELLE COSE…

Wed, 03/10/2018 - 22:53

Trezzano 3 ottobre 2018

Radio Onda D’Urto di Brescia ha intervistato questa mattina Gigi Malabarba di RiMaflow che risponde su diversi argomenti:

— La carcerazione di Massimo su cui vi rimandiamo alla bellissima notizia di circa un’ora fa , in quanto ha ottenuto gli arresti domiciliari.

— L’attacco di Unicredit alla RiMaflow

— La nostra lotta per difendere il Lavoro

— La necessità del sostegno economico

IL GIORNALE DEI NAVIGLI: concessi gli arresti domiciliari a Massimo Lettieri

Wed, 03/10/2018 - 22:06

Da Il Giornale dei navigli3 ottobre 2018

RIMAFLOW,concessi gli arresti domiciliari a Massimo Lettieri Secondo il legale ci sono “prove scritte che Massimo è stato volutamente incolpato dagli altri indagati. Massimo non c’entra nulla”.

Di Francesco Grillo

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Torna a casa Massimo Lettieri: concessi i domiciliari per il presidente della cooperativa Rimaflow, finito nel vortice di un’inchiesta per traffico illecito di rifiuti. Arrestato a Salerno (dove si trovava in vacanza) a fine luglio, dopo quasi due mesi ha ottenuto il trasferimento al carcere di San Vittore a Milano. Ora la decisione del giudice che ha concesso gli arresti domiciliari.

Le speranze dei lavoratori di Rimaflow

“Capiremo al più presto le condizioni e le limitazioni – dicono da RImaflow, i cui lavoratori sono sempre stati al fianco di Lettieri -, al momento le visite sono soggette ad autorizzazione del giudice, le telefonate e ogni tipo di comunicazione elettronica sono vietate, mentre è libera la comunicazione per posta cartacea. Speriamo che questa prima bellissima notizia sia il segno di una diversa considerazione di tutta la vicenda giudiziaria e che possa fare passi avanti anche alla difesa della presenza della fabbrica recuperata a Trezzano”.

Le parole dell’avvocato di Lettieri

L’avvocato di Lettieri, Paolo Cassamagnaghi, aveva chiesto che Lettieri potesse essere finalmente sentito e spiegare la situazione, ribadendo la sua innocenza.
Secondo il legale, infatti, ci sono “prove scritte che Massimo è stato volutamente incolpato dagli altri indagati. Massimo non c’entra nulla con le operazioni che gli sono state contestate e lo proveremo”, aveva spiegato Cassamagnaghi.

“Intanto facciamo festa”

Ora per Rimaflow, che si è presentata martedì sera davanti al carcere di San Vittore per una pacifica manifestazione in difesa di Lettieri, è tempo di gioire per questo piccolo ma importante passo, nell’attesa che ogni contorno della vicenda venga chiarito: “Intanto – scrivono – facciamo festa”.

 

MASSIMO è finalmente a casa!!!

Wed, 03/10/2018 - 19:19

Nel pomeriggio di oggi  Massimo è finalmente uscito dal carcere di san Vittore dopo tre mesi di ingiusta carcerazione.  Gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. Capiremo al più presto le condizioni e le limitazioni (al momento le visite sono soggette ad autorizzazione del giudice, le telefonate e ogni tipo di comunicazione elettronica sono vietate, mentre è libera la comunicazione per posta cartacea).
Intanto facciamo festa. Speriamo che questa prima bellissima notizia sia il segno di una diversa considerazione di tutta la vicenda giudiziaria e che possa fare passi avanti anche alla difesa della presenza della fabbrica recuperata a Trezzano.

 

 

 

Campagna di sottoscrizione “Rimaflow vivrà”: le nostre necessità

Tue, 02/10/2018 - 01:51

La durata del processo, le ingenti spese legali e ancor più le spese processuali ci fanno ipotizzare cifre da capogiro insostenibili da Massimo e da noi come gruppo di lavoratori e lavoratrici in autogestione, privati oltretutto degli strumenti di lavoro dallo stesso intervento della magistratura; sappiamo infatti che – se pur riusciremo a dimostrare l’inesistenza dell’associazione a delinquere, un’accusa infamante e inaccettabile! –  subiremo in ogni caso una condanna per reati amministrativi, perchè su questo non ci saranno sconti. Come abbiamo sempre detto – questi “reati” derivanti dall’occupazione e dalle mancate autorizzazioni per permettere a 120 persone di poter lavorare da sei anni noi li rivendichiamo. Perchè vogliamo che diventi un diritto per chi è stato licenziato da un padrone, che è scappato, di riappropriarsi della fabbrica come risarcimento sociale: lo rivendichiamo anche per chi verrà dopo di noi! Dobbiamo attrezzarci quindi a pagare nel tempo tra i 150 e i 200mila euro. Soldi che neppure parzialmente andranno per il sostegno al reddito, perchè pensiamo che questo debba essere prodotto dal nostro lavoro, che in ogni caso porteremo avanti. Difendere RiMaflow oggi è difendere tutti i percorsi di mutualismo conflittuale dal basso che intendano dar vita ad attività di lavoro autogestito e a reti di economia sociale FuoriMercato.

Indicazioni per effettuare una libera donazione

 

Nel video Gigi Malabarba puntualizza la situazione di RiMaflow e pone alcune necessità della campagna di solidarietà.

Martedì 2 ottobre H. 20 – saluto solidale a Massimo davanti al carcere di S. Vittore

Mon, 01/10/2018 - 01:36

Martedì 2 ottobre non manchiamo di far sentire il nostro sostegno a Massimo insieme alla banda degli ottoni a scoppio Appuntamento in Piazza Filangieri  davanti al carcere di San Vittore a Milano.

Video sulla campagna di sottoscrizione “Massimo Libero- Rimaflow Vivrà!”

Thu, 27/09/2018 - 10:19

CAMPAGNA DI SOttoscrizione “MASSIMO LIBERO RIMAFLOW VIVRà!”

Gigi Malabarba puntualizza la situazione di RiMaflow e pone alcune necessità della campagna di solidarietà. La durata del processo, le ingenti spese legali e ancor più le spese processuali ci fanno ipotizzare cifre da capogiro insostenibili da Massimo e da noi come gruppo di lavoratori e lavoratrici in autogestione…

20 settembre 2018, articolo di “redattore sociale”

Tue, 25/09/2018 - 17:00
RiMaflow: storia della fabbrica occupata e della cooperativa finita sotto accusa Il presidente Massimo Lettieri, in carcere per traffico di rifiuti, ha chiesto di essere interrogato per raccontare la sua versione dei fatti, in una vicenda di cui lui e gli ex-operai della RiMaflow si sentono in realtà vittime. Dalla sua deposizione potrebbe emergere una nuova lettura dell’inchiesta. Decine i messaggi di solidarietà arrivati in questi mesi.

Redattore Sociale – 20 settembre 2018

MILANO – Massimo Lettieri, presidente della cooperativa sociale RiMaflow in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, ha chiesto di essere interrogato dai pm, titolari dell’indagine che ha portato all’arresto di altre otto persone (più altre 12 indagate) e al sequestro di conti correnti, documenti e beni di nove imprese. Potrà così raccontare la sua versione dei fatti, in una vicenda di cui lui e gli ex operai della RiMaflow si sentono in realtà vittime. “Nelle carte dell’inchiesta ci sono elementi che possono dimostrare la sua estraneità da ogni associazione a delinquere” sottolinea il suo avvocato Paolo Cassamagnaghi. I guai per Massimo Lettieri e la RiMaflow sarebbero anzi iniziati nel momento in cui hanno deciso di tagliare i ponti con chi aveva chiesto loro lo spazio per sperimentare macchinari che avrebbero dovuto estrarre Pvc dalla carta da parati. La tesi difensiva è che qualcuno voleva fargliela pagare, facendoli passare per complici in un traffico di rifiuti di cui non sapevano nulla. La speranza è che nell’interrogatorio, che avverrà settimana prossima, si riesca a chiarire tutto questo. “La cooperativa ci ha rimesso da quella sperimentazione sottolinea l’avvocato. E non ci sono movimenti bancari con gli altri soggetti coinvolti nell’indagine. Produrremo documenti che dimostrano che Massimo Lettieri era all’oscuro di quel che succedeva tra gli altri soggetti finiti nell’inchiesta”.

La RiMaflow nasce nel 2013 a Trezzano sul Naviglio, popoloso comune al confine sud ovest di Milano, per iniziativa degli ex operai della Maflow, fabbrica chiusa e abbandonata dai proprietari. Nel febbraio di quell’anno occupano i capannoni in cui avevano lavorato per decenni. Quando la Maflow chiude perdono il posto 330 persone. Con l’occupazione vogliono salvare il loro lavoro. Ne nasce un’esperienza unica, che riesce con tenacia a superare innumerevoli difficoltà economiche e legali. Le parole d’ordine sono: reddito, lavoro, dignità, autogestione. Oggi i suoi capannoni ospitano 35 botteghe artigiane e sono state avviate alcune attività come Fuorimercato (per la distribuzione di prodotti biologici), l’organizzazione di spettacoli ed attività culturali, l’apertura di un bar e una piccola ristorazione per chi opera all’interno della fabbrica. In tutto ci lavorano 120 persone.

Il 26 luglio scorso inizia per la RiMaflow un nuovo capitolo, difficilissimo: il suo presidente Massimo Lettieri e la stessa cooperativa finiscono in un’indagine per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Lettieri viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Salerno. L’aspetto singolare è che poche settimane prima nei capannoni della RiMaflow si era tenuto un incontro pubblico con il vescovo di Milano, mons. Mario Delpini. Sul palco campeggia uno striscione: “Se lavorare è un reato, arrestateci”. È ovviamente solo una provocazione, che nasce dal fatto che fin dall’inizio la cooperativa RiMaflow ha dovuto lottare per essere riconosciuta e per ottenere le autorizzazioni ad avviare le diverse attività. Il fatto di aver occupato dei capannoni abbandonati è spesso un ostacolo insormontabile per la burocrazia.

Quello striscione c’è ancora all’ingresso della RiMaflow. Ma ci hanno aggiunto la parola “tutti”: “Arrestateci tutti!”. Perché fin dal primo giorno dell’arresto di Lettieri, i soci della cooperativa hanno fatto quadrato intorno al loro presidente. Nell’assemblea pubblica, organizzata il 9 settembre, Luca Federici, uno dei coordinatori della cooperativa, è stato chiarissimo: “Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto finora. Siamo orgogliosi di Massimo. Se Massimo è un malavitoso, lo siamo tutti e tutti dovremmo essere in carcere. Ogni decisione l’abbiamo presa insieme nell’assemblea dei soci”. Ogni decisione, anche quella di ospitare la sperimentazione del riciclo della carta da parati, da cui si può ottenere Pvc. “La sperimentazione sul riciclo è stata condotta acquisendo materiali (scarti di produzione di carta da parati) da ditte a cui lo restituivamo lavorato (con fatture di lavoro conto terzi) o vendute a ditte con regolari fatture ha subito precisato la RiMaflow all’indomani dell’arresto. Non sappiamo l’iter successivo di questi materiali. Nel capannone posto sotto sequestro abbiamo invitato a più riprese molti enti, tra cui Città Metropolitana, AMSA e A2A, con la massima trasparenza rispetto ai nostri progetti. I lavoratori di RiMaflow non c’entrano con lo smaltimento illecito di rifiuti”.

La sperimentazione inizia, in particolare, a metà del 2016, quando un piccolo imprenditore, Nicola Campione, chiede ospitalità alla RiMaflow per avviare in uno dei capannoni il riciclo della carta da parati. Porta alcuni macchinari, da lui stesso costruiti. “Campione non aveva soldi ricorda Luca Federici . E quindi le pagavamo noi le bollette della luce. Abbiamo sempre fatto analizzare quel poco di materiale che è stato prodotto. Verso la fine del 2017, però, abbiamo deciso di sospendere l’attività che per noi era in perdita e abbiamo allontanato Nicola Campione che era diventato ingestibile. Il punto è che le società per cui lavoravamo apparivano affidabili, le persone non avevano precedenti penali. Come potevamo capire che dietro c’era anche un presunto traffico illecito di rifiuti?”. Ed è forse questo uno degli aspetti cruciali di tutta questa vicenda: quali strumenti ha una cooperativa sociale per fermare in tempo un eventuale tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata nelle proprie attività? Soprattutto in un settore così delicato come quello del trattamento dei rifiuti?

Massimo Lettieri ha inviato una lettera dal carcere in cui ricorda con orgoglio il lavoro svolto da tutta la cooperativa per cercare di costruire un mondo in cui non ci siano persone e famiglie “scartate” dal sistema produttivo. “Mi considero un uomo con un forte senso civico, ho pensato che insieme a voi avrei potuto risolvere molti problemi che il sistema ha prodotto”. L’invito che manda è a non fermarsi, a continuare nel percorso intrapreso nel 2013. In questi mesi alla RiMaflow e a Massimo Lettieri sono arrivati centinaia di messaggi di solidarietà. Come quello di don Massimo Mapelli, referente della Caritas zonale, che fin dal 2013 ha seguito la Rimaflow (portandoci appunto anche il Vescovo). Parlando a nome della Caritas Diocesana ha detto: “Nessuno può permettersi di dire che qui c’è un’associazione a delinquere. Nessuno può dire che è stata creata la Rimaflow per coprire traffici o altre attività illecite”. I problemi per la Rimaflow non finiscono qui. Il sequestro dei conti correnti della cooperativa rischia di mettere in ginocchio la cooperativa. Per questo è stata lanciata una raccolta fondi. Inoltre ieri c’è stata l’ennesima visita dell’ufficiale giudiziario. L’Unicredit, proprietaria dei capannoni, vuole lo sgombero della Rimaflow. Da mesi è in corso una trattativa in Prefettura per cercare una soluzione e una forma di regolarizzazione della presenza della Rimaflow in quei capannoni. Ed è anche per questo che l’ufficiale giudiziario ha rimandato l’esecuzione dello sgombero al prossimo 28 novembre, nella speranza che in Prefettura riprendano le trattative e si arrivi ad un accordo. (dp)

© Copyright Redattore Sociale

RIMAFLOW ALLA BIENNALE D’ARTE DI TOLOSA

Sat, 22/09/2018 - 23:55

RIMAFLOW-Utopia in progress… BIENNALE d’ARTE DI TOLOSA

La biennale di Tolosa –  “LE PRINTEMPS DE SEPTEMBRE”-  è una delle  più importanti biennali d’arte contemporanea di Francia. È la più importante della regione dell’Occitania con una vocazione internazionale capace di ospitare i più importanti artisti del mondo . Inaugurata il 21 settembre si svolgerà fino al 21 ottobre, coinvolgendo i più importanti spazi istituzionali e culturali della città e della regione che saranno visitati da centinaia di migliaia di persone. Quest’anno grazie alla direzione di Christian Bernard, uno dei più importanti curatori d’arte contemporanea già direttore del MAMCO di Ginevra , il festival pone particolare attenzione alle problematiche sociali e alle contraddizioni dell’attualità. In quest’ambito un focus speciale sarà dedicato a RiMaflow attraverso l’esposizione e il lavoro di BARBARA BARBERIS “RIMAFLOW UTOPIA IN PROGRESS“ e di un incontro nella location simbolica sulle panchine di Bert Theis, dove Luca e Diego racconteranno l’esperienza e la lotta di RiMaflow per il lavoro.
Le panchine di Bert Theis furono concepite nel 2001 come una barriera simbolica contro il processo di gentrificazione  del quartiere Isola di Milano dove Bert fondò e animò Isola Art Center, un centro d’arte comunitario.


https://rimaflow.it/wp-content/uploads/Barbara-Barberis_RI-MAFLOW_print-backstage.mp4 Barbara Barberis RiMaflow / Utopia in progress 21.09.18 – 21.10.18 Exposition personnelle — Espace Saint-Cyprien

© Barbara Barberis, RiMaflow, zone de stockage, Hangar D, 2016

Série photographique

La série photographique RiMaflow de Barbara Barberis documente l’évolution de l’usine Maflow, vidée de ses machines par son patron puis occupée par ses ouvriers qui ont décidé d’y créer une nouvelle économie autogérée pour sauvegarder leurs emplois. Les hangars de l’usine abritent désormais une « Maison de l’aide mutuelle, citadelle des échanges et professions », un « Grand Magasin », ou encore une zone de recyclage. Bureaux, laboratoires, stocks de matériels divers incarnent un concept d’usine ouverte, véritable incubateur où les réseaux et les activités sociales, commerciales et écologiques se rassemblent pour faire face à la crise. Plus de 35 activités ont été créées et survivent dans cette citadelle dont le mode de gestion repose sur des principes solidaires et non d’économie de marché classique. RiMaflow – « ri » pour rinascita (renaissance), riuso (réutilisation), riciclo (recyclage), riappropriazione (réappropriation), reddito (revenu), rivolta (révolte), rivoluzione (révolution), réaffirme aussi l’existence de Maflow, soutenue par des artistes dont Bert Theis, cofondateur du Isola Art Center de Milan dont le travail porte sur des exemples concrets d’utopie.

 

Barbara Barberis, membre de l’Isola Art Center depuis 2016, s’intéresse aux paysages de la modernité a priori dénués de beauté (périphéries urbaines, grands espaces de la consommation). Son travail a principalement été présenté en Italie, à l’OM-Milan Studio (2012), au Photofestival Milan/HTTP_HyperText Transfer Photography (2015), aux Ram Studios de Milan (2015), au Palazzo Marino/Hôtel de ville de Milan (2015), au Spazio Soderini/International Photo Project Milan (2015) et à la Viridi/Spazivisivi Sanremo (2017). De 2012 à 2015, elle fait partie du projet AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva) et en 2014, elle cofonde le Collectif CROP qui rassemble de jeunes photographes indépendants qui mènent une réflexion méta-photographique sur la nature et la signification des images. Née en 1977 à Milan, elle y vit et travaille.

L’INTERVENTO DI DON MASSIMO MAPELLI ALL’ASSEMBLEA DI RIMAFLOW

Sat, 22/09/2018 - 00:12

“NESSUNO DEVE PERMETTERSI DI DIRE CHE RIMAFLOW E’ UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE!”

L’intervento di Don Massimo Mapelli, della Caritas, all’assemblea pubblica di RiMaflow del 9 sett. 2018. Un discorso forte, di grande fermezza e  passione etica a sostegno di Massimo e di RiMaflow da parte di chi ogni giorno è impegnato socialmente e umanamente nel territorio  e nella lotta alle mafie.

MASSIMO LIBERO! RiMAFLOW VIVRA’!

 

 

Intervista di radio popolare a Piero Maestri

Thu, 20/09/2018 - 19:29

RADIO POPOLARE/ Snooze –  19 settembre 2018

Dal presido di RiMaflow, per scongiurare il tentativo di sfratto da parte di Unicredit, Radio Popolare intervista Piero Maestri


https://rimaflow.it/wp-content/uploads/snooze-tagliato-_19_09_2018-audio-cutter.com_.mp3

 

 

Unicredit tenta di sfrattare Rimaflow. Ora la Prefettura riapra le trattative

Wed, 19/09/2018 - 23:26

Unicredit ci prova…
Questa mattina alla Rimaflow, appuntamento con l’ufficiale giudiziario che avrebbe dovuto eseguire lo sfratto dei locali (nel comunicato qui sotto potete trovare altre informazioni).

La determinazione di lavoratrici e lavoratori, insieme a un certo numero di amiche e amici solidali con Rimaflow che ringraziamo, ha in qualche modo reso impossibile l’esecuzione del provvedimento: una determinazione non tanto dovuta alla forza del numero stamane, quanto alla forza delle ragioni e delle realizzazioni all’interno della fabbrica recuperata, grazie all’impegno della cooperativa, delle/degli artigiane/i della cittadella dell’altra economia e di chi ha sostenuto e sostiene un’esperienza quasi unica.

I legali di Unicredit sono stati anche loro molto determinati: hanno cercato in ogni modo di accelerare le procedure di sgombero (il prossimo appuntamento è fissato per il 28 novembre), facendo pressioni sull’ufficiale giudiziario e chiedendo l’identificazione degli “occupanti”.

Insomma, si apre una nuova fase del conflitto per difendere Rimaflow, e noi saremo sempre lì, con il nostro lavoro e uno spazio aperto e accogliente.

MASSIMO LIBERO!

RIMAFLOW VIVRA’!

COMUNICATO STAMPA Unicredit tenta di sfrattare RiMaflow. Ora la Prefettura riapra le trattative

Questa mattina un ufficiale giudiziario è venuto alla fabbrica recuperata e autogestita RiMaflow di Trezzano sul Naviglio per eseguire lo sfratto dei locali di proprietà di Unicredit, che ne chiede l’immediato sgombero.La destinataria del provvedimento è l’immobiliare Virum (che aveva in leasing l’immobile per affittarlo ai tempi della Maflow) che secondo Unicredit sta ancora utilizzando il luogo, mentre RiMaflow è soggetto terzo e non implicato direttamente.

Questa mattina, alla presenza di lavoratrici e lavoratori e un nutrito gruppo di persone solidale, l’ufficiale gudiziario ha potuto entrare nella fabbrica per verificare chi attualmente è presente nel sito e al termine ha verbalizzato le dichiarazioni delle parti (RiMaflow e Unicredit). L’ufficiale giudiziario – nonostante la pressione dei legali di Unicredit per dare esecuzione immediata al provvedimento di sfratto – ha rimandato la data dell’esecuzione al prossimo 28 novembre, dando il tempo per riprendere la trattativa e arrivare ad un accordo al tavolo della Prefettura.

In questo momento il nostro obiettivo non cambia ed è semplice: vogliamo la riconvocazione del tavolo in Prefettura, dove da 16 mesi sono attese le osservazioni da parte di Unicredit sul testo di un protocollo di intesa già sottoscritto sia da RiMaflow che dal Comune di Trezzano. per poter “regolarizzare” la nostra presenza nella fabbrica recuperata. Regolarizzazione senza la quale la Cooperativa e i lavoratori sono costantemente a rischio di denunce per mancate autorizzazioni.

Chiediamo alla Prefettura di riprendere il suo impegno di facilitazione di un accordo che siamo i primi a volere – per dare una risposta positiva in particolare a lavoratrici e lavoratori coinvolti nelle attività di RiMaflow (stiamo parlando di 120 donne e uomini), che perderebbero ogni possibilità di ricostruzione di una propria vita lavorativa. E parliamo di persone con un’età media di 52/53 anni..

Vista la difficile situazione in seguito all’inchiesta verso RiMaflow e l’arresto del suo presidente Massimo Lettieri – che ha chiesto di essere interrogato dal PM per essere sentito e potersi difendere dalle accuse, interrogatorio che è fissato per i prossimi giorni – ci pare evidente che Unicredit voglia utilizzare fino in fondo l’inchiesta stessa per liberarsi di una “fastidiosa” presenza, obiettivo da tempo perseguito – per esempio facendo di tutto per non arrivare ad un accordo nel tavolo con la Prefettura ora congelato proprio per sue responsabilità.

Intanto noi continueremo a difendere la nostra presenza dentro i locali abbandonati dalla proprietà di un’azienda che ha lasciato a casa oltre 300 lavoratrici e lavoratori, approfittando anche di contributi e sovvenzioni dello stato italiano. E a rivendicarla come una retribuzione ancora troppo modesta per quello che lavoratrici e lavoratori hanno sofferto.
Oggi rappresenta per noi una nuova tappa del nostra campagna politica, che a questo punto si arricchisce di nuovi livelli di impegno, ma con lo stesso obiettivo: RiMaflow vivrà!

Lavoratrici e lavoratori RiMaflow

 

 

19 settembre 2018 – Articolo del fatto quotidiano

Wed, 19/09/2018 - 22:00

DA Il Fatto Quotidiano   19 settembre 2018

Rimaflow, Unicredit rivuole l’area ma gli operai si difendono: “Lavorare non è un reato, noi dalla parte giusta”

Di Marion Didier

Lo sfratto non è avvenuto. I lavoratori della Rimaflow hanno tempo fino al 28 novembre per provare a tenere stretta l’area di Via Boccaccio a Trezzano sul Naviglio. La stessa fabbrica protagonista della vicenda giudiziaria che lo scorso 26 luglio ha portato all’arresto del suo presidente, Massimo Lettieri. Questa mattina l’ufficiale giudiziario ha incontrato gli avvocati di Unicredit, proprietaria dell’Immobile, e gli stessi lavoratori per procedere all’inventario di tutto il contenuto dei capannoni. C’è tempo dunque fino alla fine di novembre per trovare una soluzione, nel frattempo gli operai hanno deciso di organizzare un nuovo incontro con la Prefettura per poter regolarizzare la propria presenza all’interno dell’area e poter continuare a lavorare perché come afferma Luca Federicini, coordinatore della Cooperativa, “tutti i 120 dipendenti ne hanno bisogno, adesso più che mai”.
Da Unicredit fanno sapere che stanno collaborando “con le autorità al fine di rientrare in possesso del proprio immobile, anche alla luce delle attività illecite commesse all’interno dell’area e oggetto di indagini da parte della magistratura. La banca ha manifestato la propria disponibilità a incontrare i lavoratori della Rimaflow al fine di trovare una soluzione per consentire di continuare l’attività in un’area alternativa”.

GUARDA IL VIDEO DEL FATTO QUOTIDIANO:

 

 

 

Giornale dei Navigli: Sfratto lavoratori RiMAflow, Unicredit rivuole l’area

Wed, 19/09/2018 - 21:55

Giornale dei Navigli – 19 settembre 2018

Sfratto lavoratori Rimaflow, Unicredit rivuole l’area FOTO I lavoratori temono che “Unicredit voglia utilizzare fino in fondo l’inchiesta sui rifiuti per liberarsi di una “fastidiosa” presenza.

Di Francesca Grillo

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Il presidio è iniziato presto, prima delle 8 questa mattina. I lavoratori si sono riuniti, con intenzioni pacifiche, con l’idea di “chiedere spiegazioni” sul fatto che un ufficiale giudiziario sarebbe entrato nella sede di Ri-Maflow di via Boccaccio. Quello che si temeva era uno sfratto, addirittura uno sgombero dei capannoni dove gli artigiani hanno ricreato una cittadella dei mestieri, tra falegnamerie, riparazioni di computer e altri lavoretti manuali.

Il presidente Lettieri si proclama innocente

Due capannoni più avanti, ci sono quelli sotto sequestro per la vicenda di traffico illecito di rifiuti che ha coinvolto il presidente della cooperativa Massimo Lettieri che dal carcere e per bocca del suo avvocato Paolo Cassamagnaghi, si proclama innocente, anzi, “totalmente estraneo all’associazione a delinquere che gli è stata imputata. Massimo era consapevole che i magazzini venissero utilizzati per lo stoccaggio di rifiuti, ma è totalmente estraneo all’associazione a delinquere. Vogliamo che sia ascoltato, lui stesso lo chiede da tempo.

Le parole dell’avvocato Cassamagnaghi

Le carte provano la sua totale estraneità all’associazione, anzi, mettono in evidenza uno scenario completamente diverso: i co-imputati hanno provato a fargli pagare colpe che non sono assolutamente da far scontare a Massimo”, parla l’avvocato.

La richiesta di sfratto da parte di Unicredit

Proprio la vicenda di Lettieri, che risale ormai a quasi due mesi fa, ha gettato il sospetto che Unicredit si sia affrettata a richiedere lo sfratto e la riappropriazione dei capannoni in sua proprietà per dimostrare in tutti i modi estraneità ai fatti.

L’immobiliare Virum aveva in leasing i capannoni

Ma lo sfratto che questa mattina doveva essere eseguito non era direttamente per i lavoratori di Ri-Maflow, ma per l’immobiliare Virum che aveva in leasing l’immobile per affittarlo a Maflow ai tempi in cui la fabbrica lavorava a pieno ritmo. Poi, il fallimento sei anni fa e il tentativo dei lavoratori di dare una nuova dignità a quei capannoni.

L’incontro con l’ufficiale giudiziario

L’ufficiale giudiziario questa mattina ha incontrato gli avvocati di Unicredit, proprietaria dell’immobile, e i lavoratori di Ri-Maflow, alla presenza dei carabinieri che sono intervenuti per garantire massima sicurezza. Non trovando quello che si aspettava, cioè gli uffici di Virum (la società si è volatilizzata) ha ritenuto necessario, prima di procedere con lo sfratto dei lavoratori di Ri-Maflow, prendere tempo per inventariare tutto il contenuto dei capannoni e capire chi c’è dentro.

Lo sfratto sarà esecutivo il 28 Novembre

Ma lo sfratto rimane, è solo rinviato al 28 novembre, “nonostante la pressione dei legali di Unicredit”, commentano da Ri-Maflow. In questa data sarà esecutivo. Questo significa che c’è tempo fino a fine novembre per trovare una soluzione.

Una possibile soluzione

Una soluzione che potrebbe coinvolgere un imprenditore della zona, interessato all’acquisto dell’area. Una trattativa già in atto al tavolo della Prefettura, portata avanti con determinazione dai lavoratori.

I lavoratori chiedono di regolarizzare la loro presenza

“In questo momento il nostro obiettivo non cambia ed è semplice: vogliamo la riconvocazione del tavolo in Prefettura, dove da 16 mesi sono attese le osservazioni da parte di Unicredit sul testo di un protocollo di intesa già sottoscritto sia da Ri-Maflow che dal Comune di Trezzano – dal Comune di Trezzano arriva tuttavia comunicazione che nessun protocollo è stato sottoscritto da parte dell’Amministrazione e che le proposte avanzate non hanno ricevuto riscontro da parte di Ri-Maflow, ndr – per poter “regolarizzare” la nostra presenza – si parla di 120 lavoratori e lavoratrici – nella fabbrica recuperata. Regolarizzazione senza la quale la Cooperativa e i lavoratori sono costantemente a rischio di denunce per mancate autorizzazioni”.

Un sospetto tra i lavoratori Rimaflow

I lavoratori temono che “Unicredit voglia utilizzare fino in fondo l’inchiesta sui rifiuti per liberarsi di una “fastidiosa” presenza, obiettivo da tempo perseguito, per esempio facendo di tutto per non arrivare a un accordo nel tavolo con la Prefettura ora congelato proprio per sue responsabilità”. Ma i lavoratori non si arrendono: “Ri-Maflow vivrà”.