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Occupy-MAFLOW!
Updated: 9 hours 21 min ago

RIMAFLOW E’ BENE COMUNE

Thu, 20/07/2017 - 19:58

RiMaflow è bene comune Le nostre considerazioni dopo le ispezioni al sito e l’incontro con l’Amministrazione comunale: la mobilitazione per ottenere la regolarizzazione continua.

Tutte le istituzioni, le università, istituti di ricerca internazionale e persino le più alte autorità morali come la Santa Sede hanno attribuito a RiMaflow un alto valore sociale per il recupero di una fabbrica chiusa e abbandonata.

La regolarizzazione di attività produttive che hanno dato vita a oltre 90 posti di lavoro è la richiesta avanzata da sempre da parte dei lavoratori e delle lavoratrici e un contratto di comodato – e poi di locazione – è per tutti i soggetti che siedono al tavolo presso la Prefettura (Comune, Unicredit Leasing, RiMaflow e Prefettura stessa) la condizione di base. Ogni ispezione oggi, come quella dello scorso 27 giugno, non può quindi che registrare ancora “irregolarità”, va da sé.

D’altro canto, il testo-base del Protocollo tra le parti assunto dalla Prefettura è quello proposto dalla Cooperativa RiMaflow. Il Comune di Trezzano l’ha approvato, con limitate modifiche che noi abbiamo accolto, ma non così la proprietà – Unicredit Leasing – essenzialmente a causa di un contenzioso legale con l’immobiliare Virum che avrebbe tuttora il possesso dell’area: tesi a verbale dell’ultimo incontro in Prefettura.

Tutto ciò che era in potere della Cooperativa (regolarizzazione dei lavoratori e diverse norme di sicurezza e antincendio) è stato realizzato e documentato. Ora spetta alle istituzioni tutte e a Unicredit Leasing passare dalle parole ai fatti e garantire la condizione per richiedere le autorizzazioni mancanti: il contratto.

Ancor prima dell’incontro con l’Amministrazione comunale di martedì scorso (incontro da noi sollecitato e prontamente concesso), la Cooperativa ha chiesto incontri a tutti gli attori in campo: da Unicredit Leasing a Città metropolitana di Milano, nonché – con tre atti successivi – alla Prefettura stessa, sede eletta per la sottoscrizione del Protocollo.

Noi abbiamo fatto la nostra parte, non aspettando che il lavoro ci piovesse in testa dopo il licenziamento. E oggi il sito industriale di via Boccaccio non è ne uno dei locali abbandonati da UniCredit, come quello in piazza San Lorenzo, ne, ancora peggio, un’altra De Malena a Trezzano, (esempi di degrado ambientale, pericolo per la comunità e abbandono)

Gli altri (imprese e istituzioni a tutti i livelli) hanno tutti la coscienza a posto? Auspichiamo che il positivo colloquio con il vicesindaco Spendio e la Giunta comunale possa consentire di arrivare alla regolarizzazione che – a detta di tutti – è sempre stata un punto di arrivo, senza iniziative traumatiche che vanificherebbero gli sforzi di anni da parte dei lavoratori e di tutti i soggetti che hanno a cuore il diritto al lavoro e alla dignità delle persone.

I lavoratori e lavoratrici RiMaflow

20 luglio 2017

 

 

L’Articolo de “IL GIORNO” sul rischio chiusura della RiMaflow

Tue, 18/07/2017 - 02:26

IL GIORNO – Sud Milano – 17 luglio 2017

RiMAFLOW A RISCHIO, OPERAI IN RIVOLTA: “NON SUBIREMO UNA SECONDA CHIUSURA” Allarma l’avviso di garanzia all’ad della coop per sospetto abuso edilizio

Di Francesca Santolini — Trezzano sul Naviglio —

Rischia di saltare il progetto Ri-Maflow, la cooperativa di lavoro nata dalle ceneri della Maflow una delle aziende leader nella produzione di componenti per automobili. I controlli effettuati gli ultimi giorni di giugno dall’ufficio tecnico e della polizia locale nel capannone di via Boccaccio, sfociati in contestazioni edilizie e in un avviso di garanzia all’amministratore delegato della cooperativa per gli abusi commessi, potrebbero mandare a monte il protocollo fermo in prefettura per la stabilizzazione e regolarizzazione della struttura di via Boccaccio . Una trattativa iniziata nel 2015 e che vede sedere al tavolo di confronto, oltre ai soci lavoratori Ri-Maflow, le altre cooperative e associazioni che nel capannone hanno trovato una nuova casa (Libera e la cooperativa Ies di Caritas), il Prefetto, il comune di Trezzano e Unicredit Leasing, proprietario del capannone dopo la bancarotta fraudolenta di Maflow.

“Sono due anni che la firma del protocollo viene continuamente procrastinata – spiega l’Ad Massimo Lettieri – tutti sanno che al centro della trattativa c’è la regolarizzazione della struttura e delle modifiche che abbiamo effettuato per far tornare questo edificio un cuore pulsante dell’economia trezzanese dopo la delocalizzazione di Maflow e la conseguente perdita di lavoro per circa 330 dipendenti. Ci siamo sempre dimostrati disponibili alle richieste alle richieste delle altre parti, ma senza la firma d’intesa per noi è materialmente impossibile essere a norma”, Quel che potevamo fare per garantire la stabilità del progetto, i soci di RiMaflow, lo hanno fatto: dal punto di vista dell’occupazione sono tornati a dare un lavoro e la giusta dignità a 15 soci lavoratori più un’ottantina di altre persone tra tecnici e artigiani che hanno trovato la giusta dimensione nelle 35 aree in cui è stata divisa la struttura. Certo, non si tratta più della vecchia fabbrica che è stata il fiore all’occhiello della realtà trezzanese; gli anni sono passati e la condizione economica trezzanese è cambiata. Ma in questo capannone nella zona industriale trezzanese si torna a produrre, lavorare, creare servizi, reddito e dignità a chi presta la propria opera. Dopo anni di investimenti e la creazione di relazioni con altre cooperative, aziende o ad esempio il gruppo di Don Gino Rigoldi si è arrivati a sfiorare la firma di un serio piano industriale.

Piano che verrà approvato una volta regolarizzata la firma e la posizione dei lavoratori all’interno dei capannoni, quella che i lavoratori considerano il loro giusto indennizzo dopo essere stati licenziati “dal padrone che ha scelto di localizzare altrove la fabbrica per avere più profitto”

“Non accetteremo di essere messi sul banco degli imputati e di subire una seconda volta i traumi di una chiusura e di un licenziamento – spiegano i lavoratori – non siamo delinquenti, non siamo inquinatori e non mettiamo in pericolo la sicureza di nessuno. Siamo in torto perché vogliamo lavorare? Arrestateci” Intanto i lavoratori chiedono un incontro con i vertici del Comune.

Un nuovo tentativo di chiudere RiMaflow

Fri, 14/07/2017 - 17:16

Di recente  Polizia locale  e  tecnici del Comune di Trezzano sul Naviglio, hanno svolto una “dovuta”  ispezione in fabbrica  che però, guarda caso, potranno prevedere anche il sequestro delle nostre attività e sanzioni penali e amministrative. Tutto questo perchè Unicredit Leasing, proprietaria dei capannoni, in sede di Prefettura, sta procrastinando la firma del Protocollo d’intesa che darebbe inizio a sanare proprio quelle “irregolarità” rilevate dalle “ispezioni”, le seconde in meno di tre anni. Chissà se riservano la stessa attenzione anche alle altre fabbriche!

Ieri sera, insieme agli artigiani/e della fabbrica e altre realtà del territorio, abbiamo effettuato una prima iniziativa nel corso del  Consiglio Comunale di Trezzano che abbiamo abbandonato alle ore 02,30 dopo aver ottenuto la convocazione di un incontro con la Giunta.

Non accettiamo i provvedimenti amministrativi e l’apertura di procedure giudiziarie nei nostri confronti, questa volta dalle conseguenze pesantissime per noi lavoratori e lavoratrici.

Nel corso della seduta il consigliere comunale Fabio Crimi, che ringraziamo, ha chiesto che venisse messo all’ordine del giorno un punto sulla situazione della RiMaflow, proposta che non è stata accettata ma che sarà ripresentata per un prossimo Consiglio comunale. Dopo questo intervento Fabio ha abbandonato i lavori del Consiglio e per solidarietà si è seduto tra noi.

Non ci stiamo a subire un secondo licenziamento! …ieri dal padrone per bancarotta fraudolenta e delocalizzazione…e oggi amministrativamente (sic) dal Comune.

L’articolo 1 della Costituzione mette il Lavoro come base della Repubblica.

L’Articolo 4 dice che la “Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto…..”  NOI CONTINUEREMO A BATTERCI PER QUESTI DIRITTI.

Vi terremo aggiornati.

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Di seguito il testo del volantino che abbiamo distribuito in Consiglio comunale e alcune immagini relative alla nostra presenza

SE LAVORARE E’ UN REATO ARRESTATECI!

La fabbrica recuperata RiMaflow di Trezzano sul Naviglio sta aprendo una nuova strada per ridare lavoro e dignità a chi è rimasto senza lavoro, abbandonato a se stesso da imprese e istituzioni.

Il fallimento di una fabbrica produttiva come Maflow per bancarotta fraudolenta e la successiva delocalizzazione in Polonia, da parte di chi ha rilevato a prezzi di saldo marchio e commesse milionarie, hanno comportato la chiusura dello stabilimento e la cancellazione di 330 posti di lavoro.

Un gruppo di operai e operaie sta cercando da quasi 5 anni di far ripartire l’attività economica senza mezzi, senza aiuto alcuno, a costo di immensi sacrifici personali. Questa vertenza invoca una nuova legge che preveda l’assegnazione in comodato delle strutture produttive ai lavoratori che lo richiedono, in forme aggiornate rispetto alla Legge Marcora: ci deve essere un risarcimento sociale a chi è stato ingiustamente licenziato (nel processo Maflow i lavoratori sono stati riconosciuti parte civile).

Il dovere delle istituzioni è quello di rendere possibile questo percorso aiutando i lavoratori a regolarizzare le attività economiche, a costruire un business plan, a trovare committenti. Almeno questo.

In sede di Prefettura di Milano c’è un testo di protocollo di intesa che coinvolge la proprietà (Unicredit Leasing), i lavoratori (Cooperativa RiMaflow, Associazione Libera, Cooperativa IES di Caritas) e il Comune di Trezzano, che i lavoratori sono disposti a sottoscrivere con le modifiche proposte dal comune.

Il procrastinare la firma del Protocollo da parte della proprietà, a causa di propri contenziosi legali con una società in leasing, ha dato il pretesto all’Amministrazione comunale di effettuare “ispezioni” che hanno rilevato “irregolarità”, guarda caso! Quella che il protocollo avrebbe potuto iniziare a sanare.

Invece di trovare ogni mezzo per sostenere i lavoratori in questo difficile passaggio, ancora una volta li si sanziona come una qualsiasi impresa senza scrupoli, che evade le tasse e viola norme di legge al fine di illeciti arricchimenti!

RiMaflow ha dimostrato che con l’impegno dei suoi operai e operaie è stato possibile porre le basi per la costruzione di oltre 80 posti di lavoro a Trezzano, regolarizzabili attraverso il riconoscimento di un contratto di comodato di locazione. non c’è impresa sul territorio che è riuscita a creare tante occasioni di lavoro; anzi, si continuano a cancellare ogni giorno posti di lavoro.

Anche la più alta autorità morale, la santa sede, ha riconosciuto la peculiarità e il valore dell’esperienza di RiMaflow.

Oggi, con l’iniziativa “dovuta” da parte del Comune (quanta ipocrisia c’è dietro a quel “dovuta”), che si nasconde dietro le parole di tutela della “sicurezza” (ma chi si è occupato finora della sicurezza di capannoni abbandonati che continuano ad inquinare , se non proprio gli stessi operai!), si vuol coscientemente mettere fine all’esperienza RiMaflow.

Noi non accetteremo di essere messi sul banco degli imputati e di subire una seconda volta una chiusura e un licenziamento. noi non abbiamo alcuna altra alternativa che non sia quella della regolarizzazione delle attività artigianali e industriali avviate.

NON SIAMO DELINQUENTI – NON SIAMO INQUINATORI

NON METTIAMO IN PERICOLO LA SICUREZZA.

Non abbiamo mai avuto una denuncia per essere rimasti a lavorare in fabbrica dopo la chiusura:  siamo custodi di questo bene.

SIAMO PERSONE CHE STANNO COSTRUENDO UN LAVORO E UN REDDITO, QUANDO NESSUNO HA FATTO NULLA DOPO IL NOSTRO LICENZIAMENTO.

SIAMO IN TORTO PER VOLER LAVORARE?

ALLORA ARRESTATECI! NOI RIVENDICHIAMO CON ORGOGLIO QUESTO TORTO!

CHIEDIAMO UN INCONTRO URGENTE, ANZI IMMEDIATO, CON L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER TROVARE UNA VIA D’USCITA CONDIVISA A QUESTA SITUAZIONE

I lavoratori e lavoratrici del sito di via Boccaccio 1 – Trezzano sul Naviglio

13 luglio 2017

DAL 30 AGOSTO al 2 SETTEMBRE, IN ARGENTINA, L’ECONOMIA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI

Thu, 06/07/2017 - 17:44

VI INCONTRO INTERNAZIONALE “L’ECONOMIA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI” Buenos Aires e Pigüé, Argentina, dal 30 agosto al 2 settembre 2017

Il VI Incontro internazionale L’economia dei lavoratori e delle lavoratrici si terrà in Argentina dal 30 agosto al 2 settembre 2017: invitiamo a partecipare a questa nuova edizione dell’incontro lavoratori e lavoratrici di imprese recuperate ed autogestite, cooperative e organizzazioni sociali e popolari, organizzazioni sindacali, ricercatori e academici interessati e impegnati nelle pratiche di autogestione e nella costruzione di un progetto di una nuova economia dei lavoratori e delle lavoratrici.

Un primo momento dell’incontro si terrà presso l’Hotel Bauen recuperato dai suoi lavoratori (attualmente sotto minaccia di sgombero da parte del potere giudiziario e del governo argentino) nella città di Buenos Aires, mentre i giorni successivi saranno ospitati dalla Cooperativa Tessile Piguè, fabbrica recuperata situata nella provincia di Buenos Aires.

Questa sesta edizione del nostro Incontro si terrà a dieci anni dal primo incontro proposto nel luglio del 2007 dal Programma di ricerca Facultad Abierta della Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Buenos Aires. Gli incontri successivi si sono tenuti di nuovo a Buenos Aires nel 2009, in Messico nel 2011, in Brasile nel 2013 e in Venezuela nel 2015; dal 2014 in poi si sono tenuti inoltre una serie di incontri regionali in Sud America, Europa e mediterraneo, Centro e Nord America, la cui ultima edizione si è svolta tra ottobre e novembre del 2016 con tre incontri a  Salonicco, Montevideo e Città del Messico che hanno visto una grande partecipazione di lavoratori, ricercatori ed attivisti provenienti da 30 differenti paesi.

Questa nuova edizione dell’Incontro si terrà in una congiuntura politica particolare in cui l’economia dei lavoratori e delle lavoratrici, basata sull’autogestione, appare sempre di più come una alternativa di fronte al capitalismo selvaggio che condanna la maggioranza dei lavoratori allo sfruttamento, alla precarietà e alla disoccupazione, produce guerre, discriminazioni e distruzione a livello globale. In Argentina si trova una delle più grandi esperienze di autogestione e recupero di imprese che oggi si trovano ad affrontare l’offensiva capitalistica in questa nuova fase neoliberale. Questo è il contesto da cui vi invitiamo alla partecipazione a questa nuova edizione dell’Incontro, in cui confluiranno i dibattiti sviluppati nei tre recenti incontri regionali e nei precedenti, con l’obiettivo di rafforzare ed ampliare il dibattito e l’organizzazione.

Come Comitato Organizzativo abbiamo deciso che oltre alle sessioni previste a partire dal 30 di agosto si terranno una serie di attività e visite a fabbriche recuperate e organizzazioni sociali nella settimana precedente all’incontro. L’organizzazione garantirà la logistica degli spostamenti dei partecipanti dalla capitale argentina fino alla città di Piguè dove si terrà gran parte dell’incontro, che ha già ospitato il primo incontro regionale sudamericano nell’ottobre del 2014. L’agenda delle attività della settimana precedente sarà resa nota a partire dal mese di giugno.

Venezuela – Luglio 2016 – V Incontro internazionale “L’Economia dei lavoratori e delle lavoratrici”

Assi tematici dei dibattiti del VI Incontro ionternazionale “L’economía dei lavoratori e delle lavoratrici”

Ogni asse serve come orientatore di temi che saranno discussi nell’incontro e rappresenta un punto di riferimento per l’organizzazione del programma, a carico del comitato organizzatore locale ed internazionale, in base alle proposte di interventi proposti.

Assi tematici:

  1. Análisi di fase política ed economica della crisi del capitalismo globale
  2. L’autogestione come pratica e come progetto alternativo
  3. Sfide del sindicalismo e di altre forma di organizzazione dei lavoratori nel capitalismo neoliberale globale
  4. Precarizzazione e informalizzazione del lavoro: esclusione, inclusione o riformulazione delle forme del lavoro nel capitalismo globale?
  5. L’economía dei lavoratori e delle lavoratrici da una prospettiva di genere
  6. Processi di articolazione e integrazione dell’economia dei lavoratori
  7. Stato e politiche pubbliche nell’economia dei lavoratori
  1. Educazione popolare e produzione di saperi nell’economia dei lavoratori
Scadenze e date per la presentazione di proposte di interventi:

Presentazione di abstract: 16/6

Accettazione degli abstract 3/7

Presentazione del testo completo: 30/7

Le proposte devono essere presentate come abstract non superiore ad una cartella, si raccomanda di inviare un riferimento rispetto all’asse tematico a cui si fa riferimento. Una volta approvata la proposta, l’intervento potrà essere al massimo di 15 cartelle in Times New Roman o Arial 12, interlinea 1,5. Gli interventi accettati saranno disponibili online prima dell’incontro. Per la presentazione di interventi in formati differenti contattare l’organizzazione.

Scadenze per le presentazioni di proposte di laboratori, workshop, presentazioni di libri e riviste e prodotti audiovisuali:

Presentazione: 16/6

Accettazione: 3/7

Nel caso di proposta di laboratori e workshop occorre specificare le tematiche, la metodologia, i pasrtecipanti e la relazione con gli assi tematici dell’incontro. Le proposte saranno valutate sulla base della pertinenza tematica e dello spazio disponibile durante il meeting.

 

Maggiori informazioni sul sito del  Programa Facultad Abierta (www.recuperadasdoc.com.ar) e della Cooperativa Textiles Pigüé (www.textilespigue.com.ar).

Per info e comunicazioni: scrivere a centrodoc@gmail.com y sextoencuentrointernacional@gmail.com  

 

Venezuela – Luglio 2016 – V Incontro internazionale “L’Economia dei lavoratori e delle lavoratrici”

Comitato Organizzatore del VI Incontro  Internazionale “L’economía de lavoratori e delle lavoratrici”

Argentina: Programa Facultad Abierta (Fac. de Filosofía y Letras, Universidad de Buenos Aires); Cooperativa de Trabajo Textiles Pigüé; FEDECABA; FACTA; ACTRA; Red Gráfica Cooperativa; Cooperativa 19 de diciembre, Cooperativa Los Chanchitos; Cooperativa La Cacerola; Casa de los Trabajadores (Córdoba); Cooperativa Proyecto Coopar; IDELCOOP; Programa Relación Capital-Trabajo Ciecs-Conicet, Universidad Nacional de Córdoba; Carrera de Relaciones del Trabajo, Universidad Nacional Arturo Jauretche; Instituto de Ciencias Antropológicas (FFyL-UBA); Red TISA-Universidad Nacional de Quilmes; Asociación Civil INCLUIR; Cátedra Libre de Fábricas Recuperadas de la Universidad Nacional de La Plata; Centro Cultural de la Cooperación “Floreal Gorini”, Programa de Articulación Territorial-Universidad Nacional de San Martín (UNSAM); Grupo Alavío.

 

Otras organizaciones que forman el Comité Internacional:

Italia: fábricas recuperadas RiMaflow y Officine Zero

Francia: Asociación por la Autogestión; Union Syndicale Solidaires

Canadá: Centre for Learning, Social Economy & Work de la Universidad de Toronto

Toronto Airport Workers’ Council (https://www.facebook.com/TAWCYYZ/).

Brasil: Red Tecnológica para la Inclusión Social Brasil: INCUBES- Universidades Federal da Paraíba, Núcleo de Solidariedade Técnica (SOLTEC/UFRJ)), Grupo de Pesquisa de Empresas recuperadas por Trablahadores (GEPERT/UFRJ); Fábrica Ocupada Flaskó; Grupo de Pesquisa Organizações e Democracia (UNESP – Marília)

Colombia: Federación Nacional de Trabajadores del Estado, los Servicios Públicos y la Comunidad, ÚNETE

Venezuela: Comuna Socialista José Pío Tamayo y Empresa de Propiedad Social Directa Comunal Proletarios Uníos de Barquisimeto; Movimiento Nacional por el Control Obrero; Plataforma de Lucha de los Consejos Socialistas de Trabajadores; Movimiento Uníos.

México: Área de Estudios del Trabajo y Departamento de Relaciones Sociales de la Universidad Autónoma Metropolitana-Xochimilco; Colectivo de Cooperativas de la Nueva Central de Trabajadores; Coordinadora Nacional de Sindicatos Universitarios, de Educación Superior, Investigación y Cultura (CNSUESIC); Sindicato de Trabajadores de la Universidad Autónoma de Chapingo (STAUACH); Centro para la Justicia Global A.C. en San Miguel de Allende.

Uruguay: Centro de Formación y Documentación en Procesos Autogestionarios: Red temática de Economía Social y Solidaria de la Universidad de la República; Asociación Nacional de Empresas Recuperadas por sus Trabajadores; Federación de Cooperativas de Producción del Uruguay (ANERT); Instituto Cuesta Duarte, Espacio de Autogestión y Plenario Intersindical de Trabajadores – Convención Nacional de Trabajadores (PIT CNT); Federación Uruguaya de Cooperativas de Vivienda y Ayuda Mutua (FUCVAM) y Coordinadora Nacional de Economía Solidaria

China: Chinese Working Women Network

 

Internacional: Workerscontrol.net

PROCESSO MAFLOW: PRIMO IMPORTANTE RISULTATO

Mon, 26/06/2017 - 20:04

Aggiornamento sul PROCESSO MAFLOW.

L’autogestione operaia post-vertenza può concretamente aiutare gli ex lavoratori a costituirsi parte civile e a continuare a battersi contro il padrone! Francione, ex dirigente Alfa Romeo (Fiat) passato a Maflow, è quello con il carico penale più consistente.

Di seguito la nota di Massimo Lettieri, ex Rsu Maflow, oggi presidente della Cooperativa RiMaflow:

“Ultimi aggiornamenti sul procedimento penale contro i dirigenti della maflow sulla bancarotta della multinazionale.

Il Pubblico Ministero ha richiesto la condanna per alcuni capi di imputazione relativi alla bancarotta preferenziale con l’aggravante del rilevante danno patrimoniale, concedendo le attenuanti generiche, con giudizio di equivalenza per tutti.

Il Pubblico Ministero ha concluso richiedendo:

– per Salom, anni 2 mesi 4 di reclusione;

– per Francione, anni 3 mesi 2 di reclusione;

– per Bertone, anni 2 mesi 4 di reclusione;

– per Cassina, anni 1 di reclusione;

– per Verlaine, mesi 8 di reclusione;

– per Aron, anni 1 di reclusione.

Gli avvocati difensori dei Lavoratori, che si sono costituiti in associazione contro i dirigenti, hanno richiesto:

la condanna al risarcimento di tutti i danni non patrimoniali patiti e patiendi in favore delle costituite parti civili, da liquidarsi in separato giudizio civile;

– la concessione di una provvisionale immediatamente esecutiva per un importo oin inferiore ad Euro 5.000 per ciascuna parte civile costituita;

– subordinare la sospensione condizionale della pena al pagamento della somma liquidata a titolo di provvisionale;

– la condanna al pagamento delle spese processuali di parte civile;

– la pubblicazione della sentenza di condanna sui quotidiani Corriere della Sera, il Sole 24 ore, la Repubblica.

Il Giudice ha rinviato l’udienza per la discussione delle difese degli imputati alle ore 10.00 del 14 settembre 2017.

QUESTO RISULTATO, PER IL MOMENTO POSITIVO, SI È POTUTO REALIZZARE GRAZIE ALLA PARTECIPAZIONE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI CHE HANNO POTUTO ORGANIZZARSI NEL PRESIDIO PERMANENTE SEDE DELLA COOPERATIVA RIMAFLOW, LUOGO DI AGGREGAZIONE. DI SOLITO I PADRONI CON LA CRISI DISPERDONO I LAVORATORI COME SI FA CON LE CENERI DEI DEFUNTI IN MARE MA IN QUESTA VICENDA LE CENERI SONO DIVENTATE UN SASSO CAPACE DI COLPIRE CON L’INTENZIONE DI PUNIRE CHI SI È ARRICCHITO IN MODO TRUFFALDINO PRODUCENDO DANNI ALLA COMUNITÀ E AI LAVORATORI.”

 

Per ulteriori INFO vedi anche articolo del 22 aprile 2017: