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Updated: 1 hour 56 min ago

UN GIORNO DI SCUOLA ALLA RIMAFLOW ALLA SCOPERTA DELL’AUTOGESTIONE

Tue, 18/02/2020 - 19:22

Lunedì 17 febbraio gli student* di tre classi dell’Istituto Tecnico Antonio Zanon di Udine, che frequentano il corso di “Relazioni internazionali per il marketing”, si sono riversati nei corridoi della Città dei Mestieri di RiMaflow, accompagnati dalla docente Flavia M. organizzatrice dell’incontro e dalle sue colleghe Donatella, Marcella, Liana, Adriana ed Eva. Si trattava di un’uscita didattica diversa dal solito: dovevano conoscere una realtà molto differente dalla solita fabbrica. Un modo diverso di concepire l’economia e il lavoro, quando si pensa e si agisce non sulla base dell’interesse personale e del profitto o del dio mercato, ma per la collettività, nella solidarietà e il mutualismo.

Durante la visita ai diversi settori di lavoro non sono mancati momenti assembleari in cui in uno spirito costruttivo e di scambio delle idee sono state sollecitate critiche (che fanno sempre bene) e spiegato la nostra storia.  Di conseguenza non sono mancate le osservazioni da parte degli student*.

Prima di tutto, è stato proposto un filmato riassuntivo della nostra storia di lavoratori e lavoratrici, dall’occupazione della fabbrica metalmeccanica Maflow, alla lotta per il lavoro, alle attività sviluppate per garantirci un reddito, fino all’attuale nuova sede di via Verri.

Abbiamo spiegato agli student* il concetto di “delocalizzazione” e il grave danno che comporta a livello di occupazione sulla base della nostra esperienza diretta. Allo studente che sollevava dubbi o ad altri che ponevano interrogativi sul fatto che RiMaflow avesse occupato abusivamente spazi di proprietà di una banca, abbiamo ricordato come la proprietà privata (intesa come “proprietà” dei luoghi di produzione) vada intesa esclusivamente in termini di interesse collettivo. Un luogo di produzione abbandonato alle piogge, all’usura, al vandalismo e all’amianto, rappresenta un reale pericolo per la collettività. Noi invece abbiamo garantito decoro, pulizia, bonifica, dei luoghi occupati, con grande attenzione allo smaltimento dei rifiuti e alle problematiche ambientali in generale.

Si è parlato dell’intreccio tra la Città dei mestieri e RiMaflow, come connubio di differenti caratteri, competenze, mentalità e background e dell’importanza del mutualismo che si sviluppa anche nelle relazioni con il territorio, e le realtà che vi operano. Non vivendo in una isola felice abbiamo anche parlato delle problematiche e delle difficoltà relative al lavoro e di come queste siano connesse alla crisi economica della società in cui viviamo.

Abbiamo fatto presente che l’idea base di RiMaflow era e resta quella di allontanarsi dalla classica struttura organizzativa a schema gerarchico verticale, attraverso la creazione di una Cooperativa di comunità senza padroni, basata invece su uno schema orizzontale di democrazia a partire dall’assemblea, organo sovrano per le decisioni e la conduzione delle attività economiche, spiegando il nostro modo di operare attraverso l’autogestione.

Abbiamo raccontato delle arance di SOS Rosarno, dell’Amaro Partigiano, della salsa Sfruttazero e di altri prodotti, ognuno dei quali riporta a una storia particolare, di diritti, di lotte per il lavoro, di giusto salario, di antirazzismo…, venduti al di fuori della grande distribuzione organizzata attraverso il lavoro della rete nazionale Fuorimercato.

Uno dei primi artigiani che gli studenti hanno conosciuto è Mauro, soprannominato il Mago del Riciclo. I loro sguardi di stupore erano sinceri, mentre osservavano in particolare le lampade a emissioni zero, come ha tenuto a precisare. Poi Simona che si occupa di cucito creativo dopo essere stata licenziata da una azienda di contabilità, Elia con le sue scenografie e Francesco che realizza cornici con legno recuperato.  Hanno ascoltato l’esperienza umana e lavorativa di Samia nella produzione di abbigliamento intimo e applicazioni per stomizzati, ed altro ancora.

Si è parlato dell’importanza della condivisione dei saperi, delle competenze e di come vengono usate le attrezzature in modo collettivo o al modo di operare tra artigiani e altri soci della cooperativa. In base al lavoro da fare si compongono squadre che agiscono mediante le mani abili di un artigiano e la forza lavoro di operai competenti, diretti con professionalità. Mentre Umberto, il falegname creativo, poneva l’accento sulla necessità di lavorare divertendosi, ricavando dalla propria attività il necessario per vivere ma anche piena soddisfazione personale; Luigi, che si occupa di modellismo ferroviario in scala dopo il licenziamento all’Afa Romeo di Arese, spiegava come un artigiano debba sapersi pubblicizzarsi tramite una sana strategia di marketing, curare il proprio sito internet, procurarsi un buon portafoglio clienti. Una certa attenzione è stata rivolta anche verso il lavoro della riciclofficina gestita da Pietro – ex operaio Maflow – attività che si collega all’attenzione verso i temi ambientali.

Vogliamo auspicare che questa visita, la conoscenza della nostra realtà e il confronto che ne è nato, pur nei limiti del tempo a disposizione, possa aver suscitato interesse e riflessioni utili al loro percorso di studio e di futura vita lavorativa.  Se non altro hanno appreso che esiste o può esserci un altro modo di pensare il lavoro e l’economia, come pure le forme organizzative e relazionali che ne conseguono.

A tutti/e loro, indipendentemente dall’opinione che si sono fatti della nostra realtà, va comunque il nostro ringraziamento, perché la loro solo presenza, insieme a quella delle docenti, alle quali siamo grati per l’incontro, rappresenta un riconoscimento del nostro percorso e dà valore al nostro lavoro. E questo non è cosa da poco.

Valentina Simona Bufano per RiMaflow