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Occupy-MAFLOW!
Updated: 4 hours 34 min ago

Ciao Davide, compagno di lavoro, di lotte e di solidarietà

Sat, 14/03/2020 - 12:37

La storia di Davide è molto lunga e noi ne abbiamo incrociato solo una piccola parte, quella degli ultimi anni. Ci sono già i ricordi (e tanti altri ce ne saranno nei prossimi giorni) sulle sue esperienze di militante della Fgci e del Pci vigevanese, che l’hanno portato a ricoprire anche cariche istituzionali, da giovanissimo consigliere comunale a soli 18 anni ad assessore della giunta guidata da Carlo Santagostino. Ma quello che non ha mai perso è stato il suo straordinario impegno sociale come presidente della storica Cooperativa Portalupi e poi in particolare per la formazione dei ragazzi e delle ragazze, come l’attività del Cag “Fateci spazio”, divenuto un’esperienza pilota a livello nazionale, e che abbiamo ritrovato nell’impronta data con la sua gestione di Libera in Lombardia.

E’ in quella fase, in cui la sede regionale dell’associazione antimafia viene portata per suo volere dal centro di Milano nel cuore del potere ‘ndranghetista a Trezzano sul Naviglio, che RiMaflow occupata incontra Davide, che del mutualismo e dell’antimafia sociale – nonostante mugugni e anche contrarietà – ha fatto la sua bandiera. Il contributo dato alla nostra realtà è stato enorme: non solo per la nostra difesa nei confronti della banca proprietaria e di istituzioni complici di questa, aiutandoci a gestire il tavolo di mediazione in Prefettura, ma anche con la vicinanza quotidiana, con l’aiuto nell’elaborazione dei progetti e, tra questi, nello sviluppo dell’associazione Fuorimercato. Per un breve periodo giusto un anno fa, una volta ottenuta la regolarizzazione di RiMaflow che si apprestava ad entrare nella nuova sede, è stato anche presidente della Cooperativa “RiMaflow-Fuorimercato”.

Ma quello che più ha segnato la storia di Davide è stata l’ideazione e gestione della Libera Masseria di Cisliano, insieme ad Elena e a don Massimo di Ucapte/Caritas: un bene confiscato alla ‘ndrangheta e abbandonato, recuperato e rimesso in funzione ‘dal basso’ per attività sociali. “Se ce l’ha fatta RiMaflow, vuol dire che si può fare. I beni confiscati vanno presi e fatti funzionare, questa è la parola d’ordine!”. Troppo ardito per alcuni, in perfetta sintonia con chi invece come noi vuole dare risposta ai bisogni sociali in ottica mutualistica non passiva ma conflittuale, all’occorrenza. Praticando l’obiettivo.

Migliaia sono stati i giovani che hanno partecipato ai campi estivi della Libera Masseria, estesisi poi lungo tutto l’anno con giovani e meno giovani:  e allora don Milani, Pio La Torre, Peppino Impastato, Danilo Dolci, don Primo Mazzolari… insieme all’autogestione, all’agroecologia, ai beni comuni. Grande comunicatore e formatore, e insieme lavoratore tanto umile quanto instancabile, che pretendeva anche moltissimo da chi collaborava con lui, ottenendolo sempre proprio grazie al suo esempio personale.

La perdita di Davide crea un vuoto non facilmente colmabile, e non si tratta di retorica, quando si parla di lui, tutt’altro! In particolare l’associazione ‘La Barriera’ di Vigevano, che gestisce l’ultimo cine-teatro rimasto in città, che lui ha fondato e diretto, oggi subisce un colpo durissimo: appena terminata la ristrutturazione e già in grave difficoltà per la chiusura forzata a causa dell’epidemia, può subire un collasso. Quella rete mutualistica che abbiamo insieme condiviso e che lui ha aiutato a nascere e svilupparsi, tra i suoi compiti oggi dovrà prendere in considerazione in che modo dare un supporto, perché Edo, suo figlio, che con lui ha lavorato nella Barriera per il rilancio culturale della città di Vigevano possa continuare. A lui, a Rita, a Elena, al Don, a tutti i volontari e le volontarie della Barriera e della Libera Masseria mandiamo il nostro grande abbraccio. Ciao Davide! Grazie davvero di tutto…

RiMaflow-Fuorimercato

UN GRAMMO DI SOLIDARIETA’

Thu, 05/03/2020 - 15:48

Fuorimercato sostiene la  Campagna Giallo Fiducia del Cisda in collaborazione con le donne di RAWA – Revolutionary Association of the Women of Afghanistan –   Per questo motivo ha organizzato la distribuzione di zafferano prodotto dalle donne afghane lanciando una campagna di preacquisto del prodotto di almeno un grammo. Terremo aperto il pre-ordine fino a fine aprile 2020. Le consegne dello zafferano avverranno a partire da maggio.

Fuorimercato ha deciso di appoggiare questo progetto a livello di rete nazionale e nel corso dei prossimi due mesi saranno pianificate una serie di iniziative per garantirgli il massimo della visibilità.

PER LE ORDINAZIONI E PROPOSTE DI INIZIATIVE DI SOSTEGNO SCRIVERE A: rimarosar@gmail.com PER MAGGIORI INFORMAZIONI: www.cisda.it COS’È IL PROGETTO GIALLO FIDUCIA

Coltivare zafferano per guadagnarsi una vita dignitosa

Questo zafferano è stato prodotto grazie al progetto GIALLO FIDUCIA, finanziato dalla Costa Foundation in collaborazione con CISDA (www.osservatorioafghanistan.org ) e Insieme si può di Belluno e nato nel 2017 grazie a un’idea delle donne di RAWARevolutionary Association of the Women of Afghanistan -, associazione laica e femminista che da sempre si batte contro il fondamentalismo e per i diritti delle donne nel suo paese.

Il progetto si svolge nella zona di Herat ed è GESTITO INTERAMENTE DA 12 DONNE (con la collaborazione di un formatore e supervisore); gli obiettivi sono quelli di sostenere l’impiego femminile, deviare dalla coltivazione di oppio, garantire una fonte di guadagno sicura per la donna con famiglia carico.

LE DONNE

La più giovane delle donne che lavorano al progetto ha 17 anni e ha scelto di coltivare zafferano perché vuole prendersi cura della sua famiglia, costituita da dieci membri e con un padre invalido. Durante la coltivazione, è stata incoraggiata a proseguire gli studi e sta frequentando la scuola superiore. Le più anziane hanno storie molto diverse. La prima, ha aderito al progetto perché troppo povera per mandare la figlia maggiore all’università e questo lavoro glielo ha permesso. La seconda aveva perso un lavoro di donna delle pulizie perché troppo vecchia e dalla salute fragile. Ha cercato a lungo un nuovo impiego senza trovare nulla. Il marito è malato e in casa ci sono sette figli da mantenere. Con il lavoro nel campo, spera di ripagare i debiti che si sono accumulati negli anni.

 

I RISULTATI ottenuti a oggi sono eccezionali perché le 12 donne coinvolte nella coltivazione:

—integrano lo stipendio del marito;

—stanno acquisendo indipendenza di vita, oltre che economica;

— sono accettate dai mariti e dalla comunità locale, e questo permette loro di acquisire sicurezza e dignità.

 

LE 12 DONNE, a un anno dall’inizio del progetto richiedono di:

—avviare percorsi paralleli di alfabetizzazione, strumento fondamentale per il prosieguo di un’attività in forma autonoma;

—poter ampliare il terreno coltivato per rendere il progetto sostenibile al termine dei 5 anni di finanziamento previsti.